venerdì 27 febbraio 2015

Salsa ai peperoni


Questo è uno storico antipasto che non poteva mai mancare durante i pranzi di Natale della mia famiglia (la parte milanese). Con il passare degli anni la famiglia si è allargata e le tradizioni sono cambiate. Per un pò  ci si è divisi a gruppi di famiglie per problemi di spazio e... di gestione. Sono state introdotte nuove ricette e questa salsa è stata dimenticata. Qualche tempo fa, però, mi è capitato di assaggiare una ricetta simile e il paragone con l'originale è stato inevitabile. Mi sono resa conto all'improvviso di non aver mai chiesto a mia zia la ricetta di questo antipasto e soprattutto di non averla mai più mangiata da anni. Così eccomi qui a condividere con voi questo ricordo che per me è associato al giorno di Natale. Ovviamente voi siete liberi di sperimentarla quando volete, gli ingredienti lo consentono!


Salsa ai peperoni

Ingredienti per un vaso:

1 carota
1 pezzo di sedano
2 peperoni
una manciata di olive
1 scatola di tonno da 120 g
aceto 
olio
sale pepe


Tagliate la carota, il sedano e i peperoni a piccoli pezzi. In una pentola con un goccio di olio fate soffriggere la carota e il sedano. Aggiungete i peperoni, un pò di acqua e 2/3 cucchiai di aceto. Fate cuocere  finché le verdure non saranno tenere. Verso la fine aggiungete il tonno e le olive snocciolate, aggiustate di sale e pepe. Fate raffreddare la salsa (tenetala un pò liquida) e frullatela. Deve comunque rimanere di grana grossa.

mercoledì 25 febbraio 2015

Risotto al sedano di Verona



Che uscire a cena sia uno dei nostri passatempi preferiti è cosa ormai nota. Uscire a cena significa provare nuovi ristoranti, tornare nei nostri posti del cuore ma anche cenare a casa di amici che, spesso e volentieri, hanno la nostra stessa “ossessione” per il cibo e il vino. Capita che, complice l’uscita del nostro libro “A Milano si mangia bene” (Gribaudo), un amico comune, Omar, ci abbia presentato Andrea. Ve la facciamo breve: Andrea, ottimo cuoco, ha comprato il libro, ha testato con successo qualche ricetta (i Mondeghili e la Ciambella), ci ha scritto, ci siamo scambiati ricette e suggerimenti e ne è nata una bella amicizia. Andrea è veronese e ha una forte passione per gli ingredienti della sua città e del territorio veneto. Per compensare la “milanesità” delle ricette del nostro libro che è stato “costretto” a provare, ha voluto invitarci a casa sua per una cena dai tipici sapori veronesi. Cena che, dobbiamo ammetterlo, è stata stupefacente per qualità dei piatti e dei vini. Vini: ecco, dobbiamo fare un appaluso, a questo proposito, ad Alessia e Giovanni, che hanno tirato fuori dal cilindro delle bottiglie da urlo. Ma andiamo con ordine. La cena è iniziata con una polenta gialla (morbidissima), cotta a lungo (45 minuti) nel paiolo in rame, servita con il Monte Veronese (un formaggio di latte vaccino a pasta semicotta, prodotto chiaramente nei dintorni di Verona), salame nostrano e pancetta lardata. Giovanni ha “distratto” la pietanza veronese abbinando all’antipasto un classico (e ottimo) Franciacorta. Il primo piatto è stato un eccellente e originale Risotto con sedano rapa (altrimenti detto sedano di Verona), preparato e coccolato da Andrea con un segreto (“per la buona riuscita del risotto è necessario mantenere la morbidezza. E per farlo bisogna seguire la cottura del riso con tanta, tanta cura…” precisa Andrea). Il secondo è stato una vera e propria rivelazione: un brasato all'Amarone (ça va sans dire…) accompagnato dal broccolo fiolaro di Creazzo DOP (che non assomiglia per niente, per forma e gusto, al broccolo normale). Creazzo è un comune in provincia di Vicenza e i broccoli di questa zona sono un prodotto di nicchia davvero eccellente: sono gustosi semplicemente ripassati in padella, come li ha serviti Andrea. I vini che ci hanno fatto compagnia dall’antipasto in poi sono stati il Ripasso, un buonissimo Amarone e un Barolo, ma non un Barolo qualsiasi bensì un Domenico Clerico Ciabot Mentin Ginestra del 1999: scende una lacrima solo a ripensare a quanto era buono…una bottiglia pregiata e squisita, che ha “suggellato” alla grande la cena e la splendida atmosfera che si è creata a tavola. Ah, dulcis in fundo, il dessert, appunto, che abbiamo portato noi: una classica Mousse Zucca e Cioccolato di Ernst Knam (acquistata nella sua “boutique” di via Anfossi 10 a Milano, tel. 02 55194448, citata nel nostro libro, n.d.r.), con base Marquise, mousse di cioccolato fondente e mousse di zucca, abbinata a un Moscato di Scanzo (un originale moscato di origine bergamasca, di colore rosso rubino), anche se il padrone di casa avrebbe preferito, visto il tema della cena, un Recioto. Top! Ed ecco la sua ricetta del Risotto con il sedano di Verona. Grazie ancora, chef Andrea! 

#amilanosimangiabene (#maancheaverona!)


Risotto al sedano di Verona

Ingredienti per 4 persone:

320 g di riso Vialone Nano
1 litro circa di brodo vegetale
1 testa di sedano di Verona (sedano rapa)
1 scalogno
1 bicchiere scarso di vino bianco Garganega del Veneto IGT
1 bicchiere di latte
50 g di burro (+ una noce)
grana padano grattugiato
sale

Spazzolare e sbucciare una testa di sedano rapa, tagliarlo a dadini e farlo bollire con un paio di bicchieri scarsi di brodo vegetale, 1 scalogno (tagliato a metà) e il latte. Quando il sedano rapa è cotto, togliere dal fuoco, far raffreddare e frullare con il minipimer finché il composto risulta cremoso.
In una casseruola far tostare il riso in una noce di burro, sfumare con il vino bianco, farlo evaporare e bagnare poco alla volta con il brodo vegetale. A metà cottura aggiungere la crema di sedano rapa. Alla fine mantecare con il burro e un paio di cucchiai abbondanti di grana e, se necessario, regolare di sale. Servire, a piacere, con una spolverata di pepe nero o decorando con un pomodorino e un rametto di timo.

domenica 22 febbraio 2015

Involtini di radicchio


Ho trovato questa ricetta su Sale & Pepe (non chiedetemi quale), un buon modo per finire il cotechino rimasto dagli acquisti natalizi. Oggi mi sembrava il giorno giusto, una buona dose di grigio e di pioggia. Il pranzo perfetto. Rispetto alla ricetta originale ho usato meno cotechino, eliminando le fette che andavano accompagnate a questi involtini. Al loro posto un'insalata verde che mi sembrava adatta a "sgrassare" il piatto. Di norma io non amo il cotechino. Lo mangio con le lenticchie all'inizio dell'anno e poi mai più. Ovviamente deve essere di buona qualità, lo preferisco un pò più magro e deve essere rigorosamente artigianale. Questa ricetta mi è piaciuta subito per l'abbinamento con il radicchio, che dà quel sapore amaro che ben si abbina al ripieno. In questo momento un pallido sole sta facendo capolino tra le nuvole, speriamo sia un preludio alle belle giornate. Felice di aver mangiato questi ottimi involtini, vorrei dedicarmi definitivamente alle ricette primaverili!


Involtini di radicchio

Ingredienti per 4 persone:

12 foglie di radicchio
300 gr di cotechino cotto
50 gr di mollica di pane
1 tuorlo
2 scalogni
2 foglie di salvia
30 gr di parmigiano
2 dl di brodo vegetale
2 cucchiai di aceto
20 gr di burro
sale pepe


Sbucciate gli scalogni e tagliateli sottili, fateli saltare con un pò di burro e salvia, unite 1/2 dl di brodo e fateli andare per circa 5/6 minuti. Eliminate la pelle del cotechino e riducetene 300 gr a tocchetti e frullateli con la mollica, il tuorlo, gli scalogni intiepiditi, un pò di sale e pepe. L'impasto deve rimanere un pò grossolano. Scottate le foglie di radicchio per pochi secondi in una pentola con acqua in ebollizione alla quale andrà aggiunto l'aceto. Scolatele e asciugatele bene, incidente la parte bianca e poi farcite le foglie con il composto di cotechino. Chiudetele a pacchetto e adagiatele in una pirofila con il brodo rimasto cospargete con il parmigiano e mettetele in forno a 180° per circa 20 minuti.


venerdì 20 febbraio 2015

Lasagne ai broccoli con besciamella vegetale



Oggi facciamolo "strano". Un post, due ricette.  Lasagne ai broccoli e besciamella vegetale. Partiamo da quest'ultima: una ricetta di base, di quelle furbe, che le amiche ti chiedono sempre, ogni volta che la proponi. "Ma giura che non c'è il burro????". Sì, giuro: besciamella "vegetale" senza burro, con latte di soia (che, volendo, si può sostituire anche con del brodo vegetale, stessa quantità, oppure con acqua leggermente salata). E al posto della farina 00 si possono tranquillamente utilizzare delle farine diverse, per esempio quella di grano saraceno o di miglio (così potrebbe mangiarla senza problemi anche la nostra amica Rossella..). Una besciamella che uso a gogò quando preparo delle lasagnette veloci alle verdure, per esempio con broccoli, spinaci o cavolfiore. In pratica, frullo le verdure bollite insieme a questa besciamella et voilà, la lasagna vegetale è pronta. E le amiche gongolano...(e non solo loro). In questa versione ho voluto arricchire le lasagne con fiocchetti di formaggio di capra morbido (ho utilizzato un delizioso formaggio di capra francese, il Sainte Maure de Touraine, ricoperto da un velo di cenere) e granella di nocciole...ma sono buone anche in versione "liscia"! 


Lasagne ai broccoli con nocciole e chevre

Ingredienti:

besciamella vegetale*
150 g di pasta fresca all'uovo per lasagne
1 formaggio caprino
300 g circa di broccoli lessati 
granella di nocciole
olio extra vergine di oliva

Ungere leggermente una teglia rettangolare in ceramica o in vetro. Frullare con il minipimer i boccoli lessati con un po' di besciamella vegetale, aggiungendone poca alla volta fino a ottenere un composto verde e cremoso. Regolare di sale. Foderare di pasta la teglia, versare un po' di crema di verdura, qualche fiocchetto di formaggio di capra e una spolveratina di granella di nocciola. Procedere così, a strati, fino all'esaurimento degli ingredienti. Cuocere la pasta in forno caldo a 180° per 20 minuti.


*besciamella vegetale

Ingredienti:

500 ml di latte di soia
50 g di farina 
50 g di olio extravergine d'oliva delicato
noce moscata
sale

In un pentolino scaldare l’olio, setacciarvi la farina e mescolare con una frusta. Aggiungere, poco alla volta, il latte di soia mescolando sempre finché il composto non si sarà addensato. Regolare di sale e completare con una bella grattata di noce moscata (fondamentale!). Per ottenere una consistenza liscia e perfetta, frullare la besciamella con il minipimer per qualche secondo.


martedì 17 febbraio 2015

"Il Liberty" di Andrea Provenzani (e le Chiacchiere salate)


A Milano, si sa, il panorama della ristorazione è in costante fermento. E mai come in quest’ultimo periodo. Lo scenario muta dalla sera alla mattina (e non stiamo esagerando): chiusure, new entry, valzer di chef, rumorosi “divorzi”, cambi di gestione. Insomma: orientarsi, per il milanese gourmet, non è sempre facile. La vera novità, in tutto questo tourbillon, è rappresentata dalle insegne che restano fedeli al loro posto. Evolvendosi. E crescendo. Una rarità. Un esempio su tutti? Ci piace citare Il Liberty di Andrea Provenzani, chef e patron del locale di viale Monte Grappa (presente anche nel nostro libro “A Milano si mangia bene. 700 indirizzi golosi dalla colazione al dopocena”, edito da Gribaudo). Un ristorante chic e gradevole, dall’atmosfera vagamente francese, che ha da poco compiuto 12 anni (dodici, signori: auguri!). E che ha sempre saputo distinguersi con classe nel variegato contesto gastronomico della nostra città. Un ristorante con lo chef che fa la spesa, che presidia la cucina, che riceve i produttori, che gira tra i tavoli a scambiare due parole con i clienti, centellinando la partecipazione a eventi e show cooking per non sottrarre troppa energia al suo locale ("A dispetto di tutto, entrare nella cucina del Liberty a inventare nuovi piatti... resta per me il momento più romantico della giornata" ci dice...). Descrivere la cucina di Provenzani non è facile: lo chef milanese (di origine per metà ferrarese e per metà agrigentina) propone piatti innovativi ma rassicuranti, basati sull’unione di sapori tradizionali con guizzi moderni, bella sintesi tra tecnica e ricerca. Un’idea di cucina vincente e apprezzata dalla clientela: al Liberty si viene prima di tutto per mangiare bene, senza rischiare di essere “distratti” da effetti speciali o da laboriosi magheggi degni di un laboratorio di chimica. “Da piccolo nel mio immaginario sognavo un ristorantino piccolo, fatto su misura per me, che rispecchiasse i miei gusti e la mia filosofia. Il Liberty è la realizzazione di quel sogno. Terra, Territorio e Tradizione sono le tre 'T' che accompagnano la mia vita da chef. Studio ogni sfumatura che un ingrediente può assumere in base ad abbinamenti diversi, sempre preservando cotture semplici. Nessun artefatto, solo passione e voglia di far emergere la bontà naturale dei prodotti di qualità” precisa lo chef. 



Ecco, dovendo scegliere un aggettivo per descrivere la cucina di Andrea sceglieremmo “sobrietà”: piatti senza fronzoli, sobri anche quando sono elaborati, che sanno fare a meno degli eccessi. Uno stile Prada nella ristorazione (giusto per rimanere in tema di eccellenze milanesi…). Uno stile che piace. E che ha conquistato tutti anche al Cous Cous Fest 2014 di San Vito Lo Capo, la rinomata manifestazione internazionale dedicata al cous cous: Andrea Provenzani ha sbancato (primo premio sia del pubblico che della critica) con il piatto “La mia Sicilia” (cous cous con zafferano, uvette, cipolla rossa al marsala e spezie con pesto al finocchietto, pistacchi e limone candito accompagnato da ricciola, con un tocco finale di latte di mandorla: riuscite a immaginare…?). Un piatto che è come una fotografia della Sicilia tirata fuori dal cassetto dei ricordi dello chef oltre che una sintesi meravigliosa dei colori e dei sapori del Mediterraneo.



Torniamo al Liberty. Il menu del ristorante segue il mercato e le stagioni: lo chef ama divertirsi con riferimenti costanti alle eccellenze e alla cultura gastronomica del nostro Paese. Con qualche interessante spunto meneghino: sempre molto apprezzata la sua Costoletta alta di vitello "rosa" alla milanese, con patate novelle al rosmarino. 


Ultimamente ci ha colpito l’eccellente (e complesso) "Tokyo-Milano" ovvero sfere di risotto alla milanese, ossobuco in gremolata allo zenzero, alghe, coriandolo, funghi e sesamo, servito in versione “ramen” (il tipico piatto giapponese a base di noodles, brodo, verdure, carne o pesce), un omaggio alla moda del momento, senza perdere di vista l’equilibrio: acidità perfetta, gusto sorprendentemente delicato. Wow. A proposito: proprio questo piatto è protagonista di uno speciale menu degustazione, ideato in abbinamento a Birra Moretti Grand Cru, disponibile fino al 25 febbraio (oltre al "Tokyo-Milano" ci sono anche i Ravioli di semola arrosto cacio e pepe, "Il mio vitello tonnato" e il Libertyramisù: l'intero menu, 55 euro).
Tornando alla carta, goloso e ammiccante (da provare) il Fish and chips di ortaggi (traduzione: baccalà fritto con patate, zucca e verza in tempura e salsa bernese). In menu non possono mancare alcuni cavalli di battaglia dello chef, come la celebre e indovinata Parmigiana di melanzane incartata, con stracciatella e fili di zucchina croccanti (“non è buona perché è strana, è buona perché è parmigiana” è ormai lo slogan di Andrea…) e gli Spaghettoni Benedetto Cavalieri al cipollotto brasato leggermente piccante, omaggio di Provenzani al piatto-icona del top chef Aimo Moroni (by the way, la cipolla, in tutte le sue declinazioni, è proprio uno degli ingredienti preferiti di Andrea: “la cipolla è un modo di vivere le cose a strati, è un alimento geniale: può essere dolce, caramellata, salata, fritta, fondente, marinata, cruda…”). 


Anche il carciofo è un ingrediente “simbolo”, da queste parti: provate il Carciofo croccante ripieno di pecorino Siciliano Calcagno, con zucchine alla menta e un pesto di olive taggiasche e… diteci cosa ne pensate! Sempre in carta anche il dolce Smoke (cilindro croccante ripieno di cremoso al tabacco aromatico), un dessert da perfetti gentleman, che regala a chi lo assapora (e lo “respira”) un'aria dandy, quasi d’altri tempi. Più Liberty di così…

#amilanosimangiabene

Il Liberty
viale Monte Grappa, 6
Tel. 02 29011439


P.S. Nel corso di una recente cena a Il Liberty la nostra attenzione è stata catturata, tra le altre cose, dalle chiacchiere salate, vezzosamente servite insieme al (delizioso) cestino del pane. Che splendida idea! L’abbiamo subito copiata e riproposta con successo a un aperitivo con amici: si prestano benissimo come accompagnamento a salumi e formaggi. Ecco la nostra versione, rustica e golosa, perfetta per una serata conviviale con gli amici. La ricetta è quella di famiglia, della nonna Franca, che trovate anche nel nostro libro “A Milano si mangia bene”: abbiamo semplicemente omesso lo zucchero.




Chiacchiere salate

Ingredienti:

1 uovo
1 cucchiaio e ½ di olio
100 g di farina
2 cucchiai di vino bianco secco
1 cucchiaio di grappa
olio per friggere
sale fine

Creare la classica fontana con la farina, inserire l’uovo, l’olio, un bel pizzico di sale, il vino, la grappa. Impastare in modo classico, prima con la forchetta, poi con le mani, aggiungendo farina se l’impasto dovesse risultare troppo morbido. Formare una palla e lasciarla riposare coperta per 15 minuti. Stendere l’impasto con la macchinetta fino al livello più sottile. Tagliare le strisce di pasta a losanghe, fare dei taglietti al centro e friggere in olio caldissimo. 


N.B.: precisiamo che le foto de "Il Liberty" e dello chef Andrea Provenzani sono tratte dal sito e dalla pagina facebook del ristorante.


giovedì 12 febbraio 2015

Cake con tè matcha, banane e miele


Nella nostra dispensa è presente da anni, il tè matcha. Il pregiato tè verde giapponese in polvere, con quel suo splendido colore verde intenso e l'aroma dolce e fruttato, si trova ormai anche qui senza problemi, ma in passato era uno dei nostri acquisiti preferiti quando capitava di fare qualche giretto. Per esempio all’Epicerie de Bruno a Parigi (in rue Tiquetonne 30: ne avevamo parlato in questo vecchio post...qui). E adesso che il tè matcha è stato inserito nella classifica delle 30 tendenze food per questo 2015 (ullllalllà...) via libera a ricettine carine per utilizzarlo. E con quella di oggi arricchiamo la nostra speciale gallery dei dolci da colazione salutari ma buoni. Girando per il web mi ero innamorata di un plumcake vegano con banane e tè matcha del bel blog dei Vegolosi. Ho dovuto modificare la ricetta per esigenze di dispensa e la mia versione non è più vegana (ho usato infatti il miele al posto dello sciroppo d’acero e il latte al posto del latte di riso). Una sola nota: la prossima volta dimezzerò la dose di lievito (una bustina intera, a mio avviso, è troppa). Comunque, approvatissima: ottimo dolce, morbido e bello umidiccio, come piace a me! E la colazione ringrazia…

Cake con tè matcha, banane e miele

Ingredienti:

200 g di farina Petra 5
100 g di farina semi-integrale di frumento con germe vitale
1 cucchiaio scarso di tè matcha
1 bustina di lievito per dolci
2 banane piccole e mature
100 g di Mielbio al tiglio Rigoni di Asiago
50 g di olio extra vergine di oliva
120 g di latte scremato
1 manciata di mirtilli rossi disidratati (a piacere)

Riunire gli ingredienti secchi in una ciotola (farine, lievito, tè matcha) e mixarli bene. In un’altra ciotola unire invece gli ingredienti liquidi (miele, olio, latte) più le banane schiacciate con una forchetta, e frullare con il minipimer. Incorporare anche gli ingredienti secchi e mescolare velocemente con il cucchiaio di legno (non bisogna mescolare troppo), aggiungendo alla fine anche i mirtilli rossi disidratati. Versare in uno stampo da plumcake in silicone e cuocere in forno già caldo a 180° (statico) per circa 40 minuti.


lunedì 9 febbraio 2015

Penne integrali con gamberetti e guanciale


Quotidianamente ho a che fare, per motivi di lavoro, con il mondo del fitness, dell’attività fisica, delle discipline sportive. Per me che sono pigra e poco propensa alla fatica…è una vera e propria “tortura”. E un modo inevitabile per avere sempre dei sensi di colpa in agguato… Scherzi a parte, ultimamente (e lo dico sottovoce perché ho paura di “rompere” l’incantesimo…) mi è tornata l’infatuazione per il pilates. Lo ammetto: lo adoro. E sapete perché? Lascio rispondere direttamente Joseph Pilates al mio posto: “poco movimento ben programmato ed eseguito con precisione in una sequenza bilanciata, ha lo stesso valore di ore di contorsioni forzate e fatte in modo approssimativo”. Per me, il massimo della vita! Certo il pilates da solo non basta e per restare, diciamo, “in forma”, bisogna assolutamente aggiungere anche una corsetta al parco o una camminata un paio di volte la settimana. A questo proposito mi incuriosisce parecchio il Fitwalking: ne vate sentito parlare? In sostanza, è un modo “nuovo” di praticare il classico cammino. La sua traduzione letterale è “camminare per la forma fisica” e si può fare in qualunque momento della giornata: la mattina prima del lavoro, in pausa pranzo, nei momenti liberi tra un appuntamento e l’altro, prima di un aperitivo o in qualche ritaglio di tempo. Basta mettere le giuste scarpe e…via, a camminare en plen air a passo sostenuto ma in modo il più possibile naturale, sfruttando le braccia per avere più spinta (piegandole e immaginando di avere tra le mani dei bastoncini) e tenendo collo e spalle il più possibile rilassati. E poi, una volta tornate a casa, ecco che sulla tavola compare un piatto di pasta integrale con gamberetti e… guanciale. Sì, guanciale. Avete letto bene. Ma come ho potuto? Sigh. Ormai è fatta (ed era buonissima!).


Penne integrali con gamberetti e guanciale

Ingredienti (per 4):

320 g di penne rigate integrali bio Delverde
1 pezzo (piccolo…) di guanciale
250 g di gamberetti (anche surgelati)
2 piccoli scalogni
1 limone bio
Olio extra vergine di oliva
Sale e pepe
Sesamo nero


Mettere l’acqua per la pasta sul fuoco. Tagliare gli scalogni a pezzettini e porli in una padella antiaderente con un paio di cucchiai di olio. Far soffriggere un paio di minuti e aggiungere qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta e i gamberetti. In un’altra padella antiaderente (senza aggiungere olio) far tostare il guanciale, tagliato a cubetti. Scolare la pasta e tenere da parte una tazza della sua acqua di cottura. Versare la pasta nella padella con i gamberetti, aggiungere il guanciale tostato, mescolare bene. Completare con una grattugiata di scorza di limone, una generosa grattata di pepe nero e una spolverata di sesamo nero. Servire.

venerdì 6 febbraio 2015

Muffin ai cranberries e fiocchi d'avena


Un mistero mi affligge: non ho ancora capito se alla parola muffin, al plurale, si aggiunge la "s" finale come si fa di solito o si deve omettere. Qualcuno sa la regola esatta? Detto questo, devo fare un'altra premessa: quella che vi propongo questa volta non è propriamente la tipologia di dolce che si può servire per un dopo cena,  si può rischiare... il soffocamento dell'ospite! Scherzi a parte, questi dolci sono perfetti per la colazione, con un buon cappuccino o una tazza di tè. Contengono i fiocchi di avena, la farina integrale e i frutti rossi disidratati e soprattutto non c'è traccia di burro. Insomma un insieme di ingredienti perfetti per un risveglio dolce e salutare. Ultimo e non meno importante: sono velocissimi da fare (e questo punto non è di poco conto, soprattutto in queste settimane densissime)! Non vi resta che provarli! Buona colazione (e soprattutto buon weekend!).


Muffin ai cranberries e fiocchi di avena

Ingredienti per 8/10 muffin:

60 gr di cranberries disidratati
100 gr di farina integrale
150 gr di farina 00
40 gr di fiocchi di avena
1 bustina di lievito
2 uova
100 gr di zucchero integrale bio
30 cl di olio extra vergine di oliva (o di riso)
75 cl di latte di soia

In una ciotola mescolate le due farine, il lievito, i fiocchi di avena, i cranberries e il lievito. In un'altra ciotola sbattete le uova con lo zucchero e alla fine aggiungere l’olio e il latte. Aggiungete gli elementi secchi ai liquidi e mescolate bene. Distribuite l’impasto negli stampini da muffin e mettete in forno caldo a 180° per circa 20/25 minuti.

martedì 3 febbraio 2015

Pasticcio di panettone (da "A Milano si mangia bene")

Le nostre nonne lo sanno bene: “el dì de San Bias se benediss la gola e él nas”. Come? Basta mangiare proprio oggi, San Biagio, un pezzetto di panettone custodito dal Natale: in questo modo ci si protegge dai malanni dell’inverno. Ci avete fatto caso? In giro per Milano (ma non solo…) in questi giorni si notavano in panetteria i cartelli di promozione 2x1 su tutti i panettoni, proprio come accadeva un tempo nelle pasticcerie milanesi… Direttamente dal nostro libro  “A Milano si mangia bene” (Gribaudo), vi “regaliamo” una bella ricetta utile per riciclare il panettone avanzato a Natale. “Una bella usanza milanese prevede che del panettone di Natale si conservino alcune fette da gustare a colazione il giorno di San Biagio, il 3 febbraio per proteggersi dal mal di gola. San Biagio, infatti, secondo la tradizione popolare, el benediss la gola e él nas, «benedice la gola e il naso». Indipendentemente da questa consuetudine, esistono molti modi per gustare il panettone quando non è più freschissimo. Per esempio, si può usare al posto dei savoiardi per un originale dolce al cucchiaio o si può grigliare e servire con crema pasticciera e rum (una sorta di Meneghina) o con il gelato. Oppure si può preparare un semplice sformato di panettone, conosciuto anche come el budin de la serva, piacevolmente aromatizzato alla cannella”.


#amilanosimangiabene


Pasticcio di panettone

Ingredienti per 4 persone:

4 fettine di panettone raffermo
4 uova
100 g di zucchero
5 dl di latte
1 limone bio
cannella in polvere
burro
liquore all’amaretto
qualche grappolino di ribes

Imburrate 4 stampini monoporzione.
Disponete le fettine di panettone in un piatto e bagnatele con un po’ di liquore.
In una ciotola sbattete le uova con lo zucchero e diluitele con il latte portato a ebollizione con la scorza di mezzo limone e filtrato per eliminare l’agrume.
Aggiungete il panettone spezzettato, una generosa spolverata di cannella e mescolate bene.
Suddividete il composto negli stampini e trasferiteli in una teglia con dell’acqua; cuocete gli sformatini a bagnomaria in forno già caldo a 200° per 40 minuti.
Sfornate e servite gli sformatini tiepidi o freddi, completando a piacere con grappolini di ribes.





lunedì 2 febbraio 2015

Pandolce allo yogurt con avena, cocco e quinoa


Continuiamo il capitolo dei "dolci da colazione", uno dei nostri preferiti. Stavolta, ragazzi, ci siamo proprio! Dopo l’esperimento riuscitissimo del Cake integrale con yogurt all’orzo e mandorle (qui), mi sono lasciata tentare da una ricetta scoperta sul bel libro “Di farina in farina” di Marianna Franchi, edito da Guido Tommasi Editore: delizioso. Mi ha fatto compagnia durante una domenica trascorsa pigramente a casa. Adoro queste giornate di stacco, da dedicare completamente al relax e agli esperimenti in cucina. Il libro “divaga” con delicatezza e bellissime immagini tra tutte le farine alternative alla “00”, vale a dire quella di amaranto, avena, farro, kamut, grano saraceno, ecc., tutte utilizzate per dolci, pane, pasta o per le basi delle torte salate. Mi sono divertita molto a fare questo pandolce, che ho dovuto modificare in base agli ingredienti presenti nella mia dispensa. A cominciare proprio dalla farina, dal momento che ho utilizzato una Petra 5 Molino Quaglia per torte e biscotti (farina di grano tenero ottenuta dalla macinatura a pietra) al posto della farina di miglio e di kamut previste nella ricetta originale. Poi, ho aggiunto dei semini di quinoa poiché non avevo abbastanza avena e ho usato vino cotto al posto della grappa. Inoltre, l’autrice aggiunge alla fine anche un etto di mirtilli rossi, che io ho dovuto omettere completamente. In ogni caso, prova “dolce da colazione” superata alla grandissima: che buono! L'unica "critica" che è stata fatta a questo cake riguarda le scaglie di cocco: io le adoro ma qualcuno ha suggerito che forse è meglio frullarle per renderle meno... "invadenti". De gustibus...

Pandolce allo yogurt con avena, cocco e quinoa

Ingredienti:

220 g di farina Petra 5
2 uova
130 g di zucchero integrale bio
80 g di olio extra vergine di oliva
40 g di fiocchi di avena
40 g di cocco in scaglie
30 g di semi di quinoa
150 g di yogurt alla vaniglia
4 cucchiai di vino cotto marchigiano
1 cucchiaino di estratto naturale (liquido) di vaniglia
1 bustina di lievito per dolci (11 g)
Sale

Scaldare il forno a 180°. Imburrare e infarinare uno stampo da plumcake (da 26 cm di lunghezza). In una ciotola, sbattere con le fruste elettriche lo zucchero e le uova, finché il composto risulta spumoso. Versare a filo l’olio, lo yogurt, un pizzico di sale e mescolare bene. Aggiungere anche il cocco in scaglie, i semi di quinoa e i fiocchi di avena, il vino cotto e l’estratto di vaniglia. Per ultima la farina, setacciandola mano a mano insieme al lievito. Versare l’impasto nello stampo e infornare per circa 45 minuti, finché la superficie del dolce risulta dorata (fare la prova stecchino). Sfornare e lasciar raffreddare il pandolce su una grata.



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