venerdì 30 gennaio 2015

Mio, il nuovo bar e bistrot del Park Hyatt Milano


Si chiama Mio. E ci piace. Molto. Aperto a dicembre 2014 ma inaugurato "ufficialmente" qualche sera fa con un party frizzante e affollato, Mio è il nuovo bar e bistrot del Park Hyatt Milano. Un posto da frequentare, che potrebbe riconciliare i milanesi nel loro rapporto complicato con i grandi hotel: per timore o per la paura di trovare uno standard troppo internazionale o ambienti senza personalità, infatti, non tutti amano frequentare i top level hotel. Questa consuetudine, per lo meno all’ombra della Madonnina, sta tuttavia cambiando e il merito è proprio dei locali di nuova concezione, come il Mio. Patinato ma non "ingessato", è stato ristudiato dall’architetto Flaviano Capriotti, che ha riconfigurato l’intero piano terra del Park Hyatt (ricavato da uno splendido palazzo storico del 1870...) nell’ala che ospita bar e ristorante: il nuovo city bar accoglie tutte le classiche "proposte" dell’hotel (la colazione, il pranzo, l'aperitivo, la cena e il dopocena) e rappresenta il punto di contatto tra la Cupola Lobby Lounge e il ristorante VUN. A questo proposito, diciamo subito che la cucina di Mio mantiene la raffinata (e felicissima) impronta dell’Executive Chef del VUN Andrea Aprea (una stella Michelin, qui vi abbiamo raccontato la nostra splendida cena di qualche mese fa, "celebrata" anche nel nostro libro "A Milano si mangia bene. 700 indirizzi golosi dalla colazione al dopocena" di Gribaudo): lo chef partenopeo, che ha in curriculum esperienze in ristoranti europei di alto livello, sa esaltare con intelligenza e modernità la tradizione gastronomica italiana, pur adottando uno stile "influenzato" dalla cucina internazionale, che parte sempre da una scelta accuratissima delle materie prime e si distingue per la sua costante ricerca di suggestioni (origini, profumi, elementi...) nei piatti che presenta.  



A pranzo l’offerta del Mio punta su una carta (che cambia ogni due mesi in base alla stagionalità delle materie prime) con due percorsi distinti: classici italiani e piatti internazionali. Il pranzo prevede anche un buffet dal lunedì al venerdì, in aggiunta al quale è possibile scegliere tra due piatti del giorno proposti dallo Chef. Molto curiosa la formula dell’aperitivo: gli Assaggi rappresentano proprio “la visione di Aprea sull’aperitivo milanese”. Si tratta di 8 piccoli gustosi "viaggi", che cambiano ogni mese, studiati dallo chef per coniugare in modo semplice e tradizionale il rito dell’aperitivo con l’alta cucina. 



Nel corso della serata di inaugurazione abbiamo avuto modo di assaggiare lo strepitoso Risotto alla Milanese di Aprea, sempre sorprendente per equilibrio, armonia e freschezza, e caratterizzato da una piacevolissima nota agrumata. E l'ottimo Pane, burro e alici, omaggio a un classico dell'aperitivo meneghino (burro e acciughe, infatti, fanno parte del dna della storia gastronomica milanese...). Applauso anche per le proposte dolci: siamo state “rapite”, in particolare, dalle minitartellette al cioccolato e violetta. Deliziose.



Passiamo al capitolo cocktails: al centro della nuova identità del Mio troneggia il bancone (e la spettacolare installazione luminosa di Jacopo Foggini), proprio per sottolineare l’importanza che rivestono al Park Hyatt Milano i cocktails dei suoi mixologist. Bellissimo sedersi al banco per vedere i barman in azione, sempre pronti a raccontare qualche segreto sulla composizione delle loro creazioni e a orientare le scelte dei clienti. Interessanti le nuove proposte in carta con base di grappa italiana, oltre a una scelta di distillati accuratissima, con una selezione speciale di whiskey. Anche il caffè è "fuori dal coro": in collaborazione con Caffè Giordano è stata messa a punto una miscela esclusiva per Park Hyatt Milano, la Santo Domingo Barahona AAA. Assaggiata e approvata!



Insomma, decisamente condivisibile l’idea alla base del progetto di riconfigurazione del bar, ovvero offrire da un lato una maggior centralità a quest'area nella vita dell’hotel, e dall’altro diventare un punto di riferimento elegante e qualificato per il pubblico milanese, nei diversi momenti della giornata: collocato com'è nel cuore della città, a un metro dalla Galleria Vittorio Emanuele II e da Piazza Duomo, Mio si rivela la destinazione ideale per pranzi chic e luogo perfetto per un aperitivo gourmet ad alto tasso di qualità. Ci piace.

Mio
Park Hyatt Milano
via Tommaso Grossi 1
Tel. 02 88211234
Aperto tutti i giorni dalle ore 11 all'1

#amilanosimangiabene

p.s. Ah, e queste siamo noi... 

mercoledì 28 gennaio 2015

Biscotti siciliani ai fichi secchi


Applausi, applausi e ancora applausi a chi ha riportato in Italia la Coppa del Mondo di Pasticceria! La squadra italiana, capitanata da Emmanuele Forcone, affiancato da Fabrizio Dantone e Francesco Boccia, si è imposta nella competizione che si è conclusa da pochissimo a Lione nel corso della fiera SIRHA (Salone Internazionale della Ristorazione, dell'Hotelleria e dell’Alimentazione). Il Team Italia ha vinto “La Coupe du Monde de la Pâtisserie”, nella sfida tra 21 squadre selezionate per la finale e provenienti da tutto il Mondo. Bravissimi! Una vittoria che, lo ricordiamo, segue al trionfo di Davide Comaschi (capo pasticcere della Pasticceria Martesana di Milano, che abbiamo doverosamente menzionato nel nostro "A Milano si mangia bene. 700 indirizzi golosi dalla colazione al dopocena" di Gribaudo, n.d.r.) al World Chocolate Masters di Parigi nel 2013 e che diventa la definitiva conferma dell'eccellenza italiana nel settore. E a proposito di pasticceria, impossibile non pensare immediatamente ai meravigliosi dolci che abbiamo assaggiato durante la nostra breve vacanza in Sicilia: la Setteveli (sì: proprio la torta che, coincidenza, trionfò proprio alla Coppa del Mondo di Pasticceria di Lione nel 1997, quando vinsero Cristian Beduschi, Luigi Biasetto, Gianluca Mannori, in pratica una mousse al cioccolato fondente pura origine Madagascar, bavarese alle nocciole pralinate e veli di cioccolato, morbido savoiardo al cioccolato e gianduia ai cereali…), le raviole alla ricotta, i cannoli, le minicassatine di Corrado Assenza e la sua granita alla mandorla (una poesia...). Come potrete immaginare, abbiamo approfittato della vacanza per ripempire la valigia di tantissimi prodotti locali. Pomodorini secchi, capperi, finocchietto fresco, origano, pistacchi, pasta di mandorle, marmellate di bergamotto e di fichi d’India e chi più ne ha più ne metta. Ho acquistato anche un super sacchettone di mandorle e una marea di fichi secchi, ingredienti base per degli ottimi dolcetti di cui mi parlava sempre mia mamma e che finalmente…sono riuscita a replicare. È una bellissima ricetta di famiglia di Rosy e Rosa, amiche siciliane della mamma, appunto, che ringrazio davvero di cuore per questo “regalo”. Con molta pazienza ci hanno spiegato per filo e per segno il procedimento per preparare questi biscottini siciliani ripieni di fichi secchi, cioccolato e mandorle. Provateli: ne vale la pena. Oltretutto si conservano incredibilmente morbidi per diversi giorni… E certi splendidi scorci di Sicilia appaiono come per magia davanti agli occhi, anche a Milano…

Biscotti siciliani ai fichi secchi

Ingredienti:

per la pasta:
1 kg di farina 00
3 uova
300 g di zucchero
1 bustina di ammoniaca per dolci
1 stecca di vaniglia
1 bustina id lievito
250 g di strutto
1 bicchiere di latte

per il ripieno:
500 g di fichi secchi siciliani
250 g di zucchero
250 g di cioccolato fondente
150 g di uvette
250 g di mandorle siciliane tostate
cannella
sale
zucchero a velo

Sulla spianatoia, mescolare la farina e lo strutto, aggiungere lo zucchero e formare la fontana. Inserire al centro il lievito, poi le uova, mescolare bene e alla fine aggiungere anche l’ammoniaca per dolci sciolta in mezzo bicchiere di latte a temperatura ambiente. Impastare (se dovesse servire, aggiungere ancora un po’ di latte), formare la classica palla e avvolgerla con pellicola trasparente. Lasciarla riposare per almeno un’oretta.
Preparare il ripieno: tritare le mandorle grossolanamente e tenerle da parte. Versare mezzo litro d'acqua in una pentola e farvi bollire i fichi ridotti a pezzetti, con lo zucchero e le uvette, finché i fichi risultano morbidi. Togliere dal fuoco, far intiepidire e frullare il composto. Aggiungere il cioccolato a pezzetti, le mandorle e un cucchiaino di cannella.
Stendere la pasta con il matterello, ricavarne delle strisce, porre il ripieno al centro della striscia e richiuderla su se stessa per “avvolgere” completamente il ripieno. Con un coltello ricavare dei rettangoli (a piacere, fare un taglietto su uno dei lati corti del biscotto). Porre i biscotti su una teglietta ricoperta di carta forno e cuocere a 180° per circa un quarto d’ora, finché i biscotti risulteranno dorati. Sfornarli, lasciarli raffreddare e spolverizzarli con zucchero a velo.





lunedì 26 gennaio 2015

Il Santa bistrò moderno


L’uscita del nostro libro “A Milano si mangia bene. 700 indirizzi golosi dalla colazione al dopocena” (Gribaudo) non ci ha “frenate”, anzi: nonostante la scorpacciata di ristoranti e locali testati per la nostra guida, siamo sempre in pista, entusiaste di provare nuovi posti. Una delle ultime scoperte è Il Santa bistrò moderno, locale carino collocato ai piedi del nuovo Palazzo della Regione Lombardia (il grattacielo più alto di Milano…), in via Melchiorre Gioia. È una zona molto vivace durante la pausa pranzo, che frequentiamo abbastanza spesso il sabato con le amiche per motivi legati principalmente allo "shopping” (ovvero: scarpe e borse di Gielle, in via Pola…), a due passi dal quartiere Isola. Ecco: adesso abbiamo un posticino perfetto anche per il nostro pranzo del sabato! Il locale è arredato in modo piacevole, con tante sedie diverse, cuscini, bottiglie e libri sparsi ad arte per il locale, bellissime luci, che creano un’atmosfera rilassante. Cominciamo col dire che Il Santa è aperto praticamente sempre, dalla colazione al pranzo, dall’aperitivo alla cena, sette giorni su sette (brunch del sabato e pranzo della domenica compresi). Ci siamo state per un aperitivo che poi si è trasformato in cena: una cosa che abbiamo apprezzato è proprio la versatilità del locale, che permette alla serata (o al pomeriggio o alla mattinata…) di prendere forma lasciando libertà di scegliere il proprio “percorso”…con naturalezza. “Un cliente che desidera ordinare un hamburger con un calice di champagne alle tre del pomeriggio da noi è il benvenuto” ci ha raccontato Angelo Mandelli, uno dei due soci (l’altro è lo chef del locale, Stefano Grandi).  Ecco quindi che insieme a uno Sprinz e a un calice di Montepulciano d’Abruzzo (la carta vini è molto curiosa e ben costruita) abbiamo assaggiato le Crocchette di patate al lime con salsa bernese e un Sashimi di tonno rosso delle due Sicilie con germogli di soia leggermente scottati. Ma anche una freschissima Insalata Bio con spinaci novelli, perle di caprino, bacon croccante. Dal menu, ci hanno incuriosito i Bigoli con le alici in salsa di finocchietto selvatico, la Zuppetta di lenticchie rosse con porchetta di rana pescatrice, la Tartare di manzo insaporita alla senape e il Lonzino di maiale leggermente affumicato con legni pregiati e tagliato sottile con giardiniera e formaggio: torneremo presto a provarli! Una parte dei piatti in carta è denominata “La Lombardia in tasca”, per “sottolineare” il luogo in cui ci troviamo (a proposito: oltre a ospitare gli uffici della Regione Lombardia, sul Palazzo svetta la copia della Madonnina, simbolo di Milano, che per tradizione deve vegliare la città dalla cima dell’edificio più alto… lo sapevate?). Dulcis in fundo, non manca un (delizioso) Omaggio a Milano, appunto, che si concretizza in un risotto mantecato con pistilli di zafferano, uovo di quaglia e buccia di limone. Tra i dolci, troviamo con piacere il Salame al cioccolato e la Sbrisolona mantovana. Bravi.

#amilanosimangiabene


Il Santa bistrò moderno 
via Melchiorre Gioia, 37
Tel. 02 667 037 15





giovedì 22 gennaio 2015

Dip di cannellini all’arancia


Uno dei miei “fioretti” per quest’anno è quello di impegnarmi a mangiare più legumi e più cereali. Sono alimenti “magici”, entrambi ricchi di carboidrati, fibre, proteine, sali minerali e vitamine, e caratterizzati dalla scarsa presenza di grassi. Cucinati insieme, poi, si rivelano ottimi sostituti della carne. Oltre al classico binomio pasta e fagioli nelle sue infinite declinazioni, un modo delizioso per servire fagioli, ceci e lenticchie è sotto forma di creme. Morbidi dipping per l’antipasto o creme calde con crostini come piatto unico. Ultimamente “gettono” spesso questo dip (cremina, intingolo… dal verbo inglese to dip che significa immergere, tuffare) di cannellini profumato all’arancia, ispirato a una semplicissima proposta del sito di Sale e Pepe. Si tratta di una “non-ricetta”, una di quelle preparazioni “minimo sforzo, massima resa”, perfetta per accompagnare delle verdure crude e dei bastoncini di pane tostato come antipasto o aperitivo in una cena last minute leggera ma sfiziosa, magari in compagnia di amiche attente alla linea: quando direte loro che non ci sono grassi, a parte un filino di olio extra vergine di oliva a crudo, vi chiederanno subito la “ricetta”!

Dip di cannellini all’arancia

Ingredienti:

1 vasetto di fagioli cannellini
1 arancia bio
polvere d’arancia*
olio extra vergine di oliva
sale e pepe

Sciacquare i cannellini sotto l’acqua corrente, scolarli bene e frullarli in un mixer con un paio di cucchiai di olio, sale e pepe, un’abbondante grattugiata di scorza d’arancia e il succo di mezza arancia (vale la prova assaggio…).
Frullare bene e versare la crema in una ciotolina, spolverare con la polvere di arancia oppure con dell’altra scorza grattugiata. Accompagnare con verdure crude e bastoncini di pane tostati in padella o fettine di pane integrale.

*la polvere di arancia è semplicemente la scorza dell’arancia cotta al forno o al microonde (le istruzioni per prepararla le trovate cliccando qui).



lunedì 19 gennaio 2015

Pollo Byrani


Lo yogurt Sojasun Bifidus è la mia passione da alcuni mesi. L'ho detto. Adoro quello al limone che utilizzo principalmente per condire le insalate. Unisco  un cucchiaino di senape, aggiusto di sale e pepe et voilà, l'insalata acquista un tocco in più. E' ottimo anche come dessert leggero, con dei biscotti sbriciolati o mescolato con un pò di ricotta per renderlo più cremoso e l'aggiunta di frutta fresca. Quello naturale invece lo utilizzo per realizzare piatti come questo di oggi. E' tra i miei preferiti, ha il sapore dell'india ed è davvero buono. E' un modo più saporito per cucinare il pollo, ovviamente deve piacere il sapore speziato che è dato dal curry. E' un piatto unico che prevede anche il riso come parte integrante del piatto. Ci vedrei bene come accompagnamento un bel bicchiere di birra, anche se la stagione non è proprio l'ideale. Se volete dare un tocco orientale alla vostra cena questa è la ricetta perfetta!


Ingredienti per 4 persone:


4 petti di pollo
200 gr di riso (preferibilmente basmati)
1 cucchiaio di curry
1 bustina di zafferano
una manciata di uvetta
200 ml di yogurt bianco di soia
1 carota
1 cipolla
peperoncino
olio


Tagliate il pollo a dadini e mettetelo in un piatto con lo yogurt e  il curry. Coprite e lasciate in frigorifero a marinare per almeno 1 ora. Lessate il riso in poca acqua salata con lo zafferano e tenetelo da parte. Tritate la cipolla, tagliate la carota a dadini e fatele rosolare in una padella con un goccio di olio e del peperoncino, aggiungete il pollo con tutta la marinata e lasciate cuocere qualche minuto. Aggiungete l'uvetta (precedentemente ammollata) e il riso, unite un bicchiere di acqua coprite e fate cuocere finché il pollo non sarà cotto. 

giovedì 15 gennaio 2015

Torta al cioccolato e cocco


Signori, qui non si scherza. Lo scorso agosto, in vacanza in Indonesia, saltellando tra Bali e Java, abbiamo scoperto, per la prima volta, lo zucchero di palma da cocco (o zucchero di cocco). Che bontà! Proprio sull’isola di Java, siamo rimaste affascinate dal racconto di una guida locale incontrata mentre visitavamo una piccola piantagione: ci ha illustrato come si estrae, come si lavora, come si utilizza. In sostanza, si ottiene dalla medesima pianta da cui si raccoglie la noce di cocco (non l’olio di palma!), per mezzo di una lunga e laboriosa lavorazione manuale. Si tratta infatti di ricavare lo zucchero dai fiori della palma da cocco, che vengono incisi manualmente. Dopodiché, sfruttando il calore, si ottengono i cristalli di zucchero che a loro volta vengono "cotti"per ricavarne dei “panetti” (sono quelli che vedete nel collage fotografico qui sotto, al centro). Lo zucchero di cocco ha un indice glicemico particolarmente basso, contiene vitamine e sali minerali ma, a nostro avviso, è il suo particolare aroma caramellato e il suo profumo intenso a renderlo interessante in cucina. Noi ne siamo entusiaste e a Java ne abbiamo fatto incetta! Scopriamo ora con piacere che lo zucchero di cocco viene inserito dal Corriere della Sera tra le 30 tendenze food più strane del 2015: beh, siamo sul pezzo! O no? Sempre a questo proposito, divertitevi a leggere l'articolo (qui) di Josh Schonwald, giornalista del quotidiano britannico “The Times”, che propone 6 food trend che caratterizzeranno questo nuovo anno (ci sono anche harissa, piselli, miglio...)...

Torta al cioccolato e cocco

Ingredienti:

150 g di farina 00
50 g di farina di riso
100 g di zucchero di palma da cocco
60 g cacao amaro
2 uova
100 ml olio di riso
120 ml di latte di soia
mezza bustina di lievito per dolci
100 g di cioccolato fondente 85%
5 o 6 cucchiai di cocco grattugiato

Versare in una grossa ciotola tutti gli ingredienti (le farine, il cacao, lo zucchero di cocco, le uova, l'olio e il latte) e mescolare con le fruste elettriche fino a ottenere un impasto cremoso e uniforme. Aggiungere il cioccolato a pezzetti, 3 o 4 cucchiai di cocco grattugiato, il lievito, setacciandolo, e mescolare. Versare l'impasto in una tortiera di silicone (che per comodità...di trasporto io ho inserito in una tortiera di vetro dello stesso diametro). Infornare a 180° per circa 30 minuti. Sfornare la torta e, una volta fredda, spolverare con il restate cocco grattugiato.




lunedì 12 gennaio 2015

Biscottini milanesi allo yogurt (e la "nostra" Milano!)



Siamo di parte. D’accordo. Siamo assolutamente di parte. Ma lasciateci dire che siamo felici di trovare (finalmente!) anche la nostra città tra le destinazioni turistiche “top” del mondo! Merito di Expo 2015, certamente, che la sta tirando a lucido e sta già portando a Milano eventi su eventi dedicati al cibo, alla nutrizione, agli alimenti. Convegni, incontri, conferenze. Già qualche mese fa “Best Travels” (“Il meglio di Lonely Planet”) l’aveva inserita tra le sue mete dell’anno. Ha poi continuato “The New York Times”, che ha realizzato di recente un video molto, molto bello su Milano (“36 hours in Milan”, che potete vedere qui). E sempre il N.Y. Times l’ha ora inserita al primo posto tra le destinazioni imperdibili nel 2015, definendola “una città rivitalizzata” e “vibrante” (leggete qui). Tornando al video del N.Y. Times, siamo felici di constatare che nella sezione Food la redazione del celebre quotidiano statunitense ha citato alcuni locali che sono presenti anche nella nostra guida “A Milano si mangia bene” (Gribaudo). A cominciare dall’eccellente Pavé, il nostro posto del “cuore” per colazione e merenda. Ci sono poi le Fonderie Milanesi, deliziosa “chicca” per l’aperitivo (rito meneghino doc) insieme al patinatissimo Ceresio 7, splendido locale in cima al quartier generale di Dsquared, dove moda e cibo si sposano a meraviglia. Bello trovare anche Lambiczoon, piacevole locale specializzato in birre artigianali sofisticate e particolari (hanno anche le “acide”, rigorosamente per intenditori…). C’è anche Taglio, ottimo locale dalle mille identità, aperto dalla colazione alla cena (dove la cucina è ben capitanata dallo chef Domenico Della Salandra), e Un posto a Milano, regno dello chef Nicola Cavallaro, un locale che rappresenta una vera e propria oasi in città e che durante Expo, ne siamo certe, attirerà i turisti… a sciami! A proposito di cultura, invece, era impossibile non citare l’Hangar Bicocca, spazio polifunzionale dedicato all’arte contemporanea (che merita una visita anche solo per I Sette Palazzi Celesti, opera permanente di Anselm Kiefer), dove per una pausa gourmet c’è il risto-bistrot Dopolavoro Bicocca, che propone assaggi della migliore tradizione italiana. In “A Milano si mangia bene”, nella sezione “Un libro, un dipinto, un caffè…” abbiamo menzionato anche noi il Museo Gallerie d’Italia di Piazza della Scala, polo museale che raccoglie opere dell’Ottocento e del Novecento (dai bassorilievi di Antonio Canova ai capolavori prefuturistici di Umberto Boccioni, per arrivare alle opere del secondo dopoguerra italiano), dove per una pausa merenda c’è la caffetteria DeCanto, progettata da De Lucchi e affacciata sullo splendido cortile interno del Museo. Tra i Concept Store, invece, doveroso citare lo splendido Nonostante Marras, eclettico open space che riflette lo stile del suo creatore, lo stilista Antonio Marras. Insomma: moda, arte, cibo. Milano ha sempre offerto tanto in termini di cultura, design, fashion, cucina ma ha ancora molto da dare, ne siamo convinte. In onore di Milano, ecco la ricetta dei biscottini soprannominati “milanesi”, una ricetta meneghina presente anche nel nostro libro. Perché… #amilanosimangiabene

Biscottini milanesi allo yogurt

Ingredienti:

250 g di farina
125 g di zucchero integrale bio
2 uova
50 g di burro
1 limone biologico
1 vasetto di yogurt
sale

Versate in una terrina capiente la farina, lo zucchero e un pizzico di sale. Mescolate, formate un buco al centro (la classica “fontana”) e sgusciatevi le uova. Aggiungete il burro, ammorbidito a temperatura ambiente e tagliato a pezzetti, e la scorza del limone grattugiata finemente. Incorporate qualche cucchiaiata di yogurt e mescolate con una forchetta, poi proseguite a impastare con le mani, incorporando il resto dello yogurt; lavorate fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola per alimenti e lasciatelo riposare in frigorifero per un’ora. Stendete l’impasto con il matterello fino a ottenere una sfoglia spessa qualche millimetro (potete aiutarvi con un foglio di carta da forno tra impasto e matterello). Con uno stampino della forma preferita ritagliate i biscottini e trasferiteli su una placca coperta con carta da forno. Fateli cuocere in forno già caldo a 180 °C per 10 minuti circa, finché i biscotti non risultano dorati. Trasferiteli su una gratella per dolci e lasciateli raffreddare prima di servirli.






giovedì 8 gennaio 2015

Tortine di fillo con marmellata e pasta di mandorle




Eccoci qua. Vi stavate preoccupando per il nostro silenzio? Ci siamo prese un periodo di stacco da tutto per ritemprarci nella nostra adorata Sicilia. Siamo reduci da una bellissima (e gelida!) vacanza sicula, dove ci siamo fatte guidare dai nostri amici (Sandra in primis: grazie di tutto, sei stata una strepitosa “personal trainer del gusto”!). In prossimi post vi racconteremo nei dettagli le nostre scorribande gastronomiche tra Catania e Siracusa (a Ortigia abbiamo scovato la bottega dei Fratelli Burgio e lasciarla è stato un dramma!), tra Taormina e Noto (sì, va beh, qui sono scattati applausi e inchini per la Cassatina e la granita di mandorle di Corrado Assenza, patron del Caffè Sicilia, un bar semplice e senza fronzoli dove regna sovrana la cultura del fatto bene e della qualità: ci piace al cubo). Parlando di dolci, ecco una tortina realizzata con della pasta di mandorle acquistata in Sicilia. Una ricetta veloce ma di grandissimo effetto, con l’augurio che sia un anno dolcissimo per tutti noi…

Tortine di fillo con marmellata e pasta di mandorle

Ingredienti:


pasta fillo
100 g di pasta di mandorle
marmellata a piacere (per noi Fiordifrutta Arance Amare Rigoni di Asiago)
mandorle a lamelle
zucchero a velo


Fare dei cerchi con la pasta fillo più fogli sovrapposti.  Rivestire degli stampini Tagliare un pezzetto di pasta di mandorle a forma di cerchio e stenderla sottile. Posizionare la pasta di mandorle all’interno, spalmate la marmellata e aggiungete le mandorle a lamelle. Mettete in forno a 180° per 15 minuti circa.
Cospargere di zucchero a velo.

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