martedì 21 aprile 2015

L'albero della carambola: il sito!


In questo periodo siamo un po' sparite dal web (e per questo ci scusiamo con tutti offrendovi una fetta di questa tortina...). Ma abbiamo avuto un valido motivo per farlo: abbiamo "traslocato"! E adesso (quasi...) ci siamo. Il nostro blog ha da oggi una "nuova casa" e una nuova veste grafica. D'ora in avanti, vi aspettiamo tutti a questo indirizzo:

www.lalberodellacarambola.com

Vi invitiamo a passare a trovarci per "bere un caffé" insieme a noi, per scoprire le nostre nuove ricette, i nostri post sui locali e i ristoranti, i resoconti dei nostri viaggi e delle nostre scorribande enogastroniche a Milano e in giro per il mondo... Aspettiamo anche i vostri commenti, le vostre segnalazioni e i vostri suggerimenti (critiche comprese...) per migliorare il nostro progetto. Noi, è una promessa, non smetteremo di seguirvi. Vi aspettiamo...di là (invitandovi a cambiare l'indirizzo del nostro sito nella blogroll: grazieeee!).
E le sorprese non sono finite...stay tuned!

Le carambole :-)

giovedì 2 aprile 2015

Torta alla ricotta e cioccolato bianco


Il weekend regala sempre parecchie calorie in più alla mia giornata: non ne passa uno senza accendere il forno per cuocere un dolce. Questa volta, dopo un giro al mercato (sempre più raro andarci, per me, ultimamente…) sono tornata a casa con una quantità industriale di ricotta di capra. Volevo usarla in varie ricette e invece, tra una cosa e l’altra, non ho quasi mai cenato a casa. Perciò, onde evitare di farle fare una brutta fine (non me lo sarei perdonata… detesto buttare il cibo!) ho rimediato usandola per una torta. Questa ricetta è un’ottima variante di un dolce che ha avuto molto successo sul nostro blog qualche tempo fa, e che ogni tanto rifaccio volentieri: il Dolce di ricotta, limone e zenzero (ricetta qui). Per preparare questa versione abbiamo utilizzato l’ottima bevanda alla soia Alpro Original, ormai un alimento fisso da tempo per la colazione del mattino: è 100% vegetale e un’ottima fonte di proteine. Una nota sulla ricotta di capra: il suo sapore, come è facile intuire, è più forte e deciso di quella tradizionale ma in cottura si stempera notevolmente. E il dolce risulta gradevole e persino leggero. Una volta tolto dal forno bisogna lasciarlo raffreddare completamente prima di servirlo, anzi un passaggio in frigorifero ne migliora di parecchio, a mio avviso, la consistenza e la piacevolezza… Buona Pasqua a tutti!

Torta alla ricotta con cioccolato bianco

Ingredienti:

400 g di ricotta di capra
100 g di farina 00
2 cucchiaini di lievito per dolci
1 uovo grosso
80 g di zucchero integrale bio
latte di soia (Alpro)
70 g di gocce di cioccolato bianco
estratto liquido naturale di vaniglia


Con le fruste elettriche sbattere l’uovo con lo zucchero. Aggiungere mano a mano anche la ricotta, la farina (setacciata con il lievito), un cucchiaio di estratto naturale liquido di vaniglia, qualche cucchiaio di latte di soia (4 o 5 almeno) e frullare fino a ottenere un composto omogeno e bello cremoso. Aggiungere anche le gocce di cioccolato bianco e mescolare. Versare l’impasto in una tortiera in silicone (oppure in una teglia normale, ricoperta di carta forno inumidita e ben strizzata) e cuocere a forno caldo (180°) per un’ora circa. Lasciar raffreddare completamente prima di servire e conservare il dolce in frigorifero: freddo è più buono.

lunedì 30 marzo 2015

ESCO bistrò mediterraneo (dello chef Francesco Passalacqua)



Una buona notizia: dopo l’esperienza al “Pane e Acqua”, ristorantino di charme all’interno dello Spazio Rossana Orlandi, la creatività dello chef Francesco Passalacqua è di nuovo “a disposizione” del milanesi gourmand. Lo chef piemontese, infatti, dopo una breve pausa, affronta l’affascinante sfida di un progetto tutto suo e la scorsa settimana ha inaugurato ESCO bistrò mediterraneo, locale caldo e accogliente in via Tortona 26. Sono il pavimento in rovere, le ceramiche provenzali, la splendida libreria in legno, gli arredi dai toni nordici, i colori pastello e la cucina a vista a caratterizzare l'estetica del ristorante, disposto su due livelli e vivacizzato da spazi versatili, dove ci si può accomodare per l’aperitivo o un drink dopocena (dietro il bancone c’è il mixologist Loris Mauro), per un pranzo veloce o una cena in tutta calma. 



Il concetto di versatilità caratterizza anche il menu di questo “laboratorio di sapori e officina di innovazione”: lo chef-patron ha svolto un grande lavoro di ricerca di ingredienti stagionali e di qualità, di preferenza di piccole produzioni artigianali, privilegiando i sapori mediterranei, con espliciti riferimenti alla cucina piemontese. Abbiamo avuto occasione di assaggiare un’ottima salsiccia cruda di Bra (lo chef, parentesi, è nato proprio a Cuneo), la Tartare al coltello di Fassone piemontese (firmato dal macellaio Cazzamali), il guanciale di manzo a cottura lenta su crema di parmigiano. E poi, una bella sorpresa: i lievitati! Sì, finalmente un menu, a Milano, che contempla la pizza gourmet: il responsabile degli impasti lievitati è lo chef Alessio Cafaro, che ci ha fatto assaggiare una strepitosa Focaccia con crema di patate affumicate, pesto di pinoli e rosmarino completata dalla pancetta di Mora romagnola (abbiamo fatto bis e…tris!). Le pizze, a lievitazione lenta, vengono cotte al vapore prima della rifinitura in forno. 



Tornando invece al menu, notiamo la presenza di numerose “entrée” (in versione assaggio o porzione normale) completate da una serie di piatti principali, proprio per lasciare al cliente la massima libertà di scelta, senza vincolarlo allo schema “antipasto, primo, secondo, dolce”: idea che sposiamo al cento per cento! Non mancano i cavalli di battaglia di Passalacqua, a cominciare dai suoi celebri Ravioli del plin. Molto interessanti i Tortelli di patate e limone con gallinella e capperi e il Risotto Carnaroli con carciofi e cozze alla birra. Molte etichette naturali e di piccoli produttori tra i vini, scelti dal sommelier Mario Mirea. Torneremo prestissimo da ESCO (da FrancESCO, chiaramente…!), curiose di gustarci a tuttotondo l’esperienza di una cucina essenziale, contemporanea, di alta qualità (“la qualità è l’arte di carpire profumi e sapori nel periodo della loro massima espressione”, afferma Passalacqua), in un ambiente informale, molto accogliente. A proposito, conviviale e simpatica la presenza del lunghissimo Social Table (da prenotare), che si condivide con altri ospiti: ci piace!



ESCO bistrò mediterraneo
Via Tortona 26
Milano
Tel. 02 028358144

#StaseraESCO #welcomeEsco #amilanosimangiabene #expo2015

P.s. Le foto di questo post sono di Marina Caccia L'Artigiana Fotografa.




giovedì 26 marzo 2015

Tajine di zucca con couscous piccante


Questa è la prima ricetta che trae ispirazione dal libro che mi ha regalato Simona per Natale: "Il vegetariano moderno" di Maria Elia (Guido Tommasi Editore). Come dice l'autrice nell'introduzione in questo bellissimo volume, le verdure sono le vere protagoniste e, come ho potuto constatare, le ricette per niente tristi ma belle e stuzzicanti. Non mi dichiaro vegetariana, ma molto spesso, soprattutto dopo serate di abbuffate e bagordi culinari, ho bisogno per qualche tempo di seguire un regime alimentare più sano. L'autrice ha viaggiato parecchio e molte delle sue ricette risentono delle influenze delle cucine dei vari paesi. Ho scelto una tajine d zucca marocchina perché ho ancora vivo il ricordo di questa splendida terra: è una ricetta buona, semplice, sana! Provatela.


Tajine di zucca con couscous piccante

Ingredienti per 2 persone:

400 g di zucca a pezzi
1 cipollotto
un pizzico di zafferano
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di zenzero
paprika
1 cucchiaino di semi di coriandolo schiacciati
12 pomodorini
1 bastoncino di cannella
2 cucchiaini di miele
300ml di acqua
sale pepe
1 manciata di mandorle a filetti tostate
olio

Per il couscous:
1 bicchiere di couscous
olio extra vergine di oliva
burro
scorza di mezzo limone
peperoncino
sale 
1 bicchiere di acqua bollente
1 manciata di albicocche disidratate

Scaldate l'olio in una padella, saltate la cipolla finché è morbida e aggiungete le spezie (tranne la cannella) e cuocete per 2 minuti. Unite i pomodorini, la cannella, il miele e l'acqua e portate a ebollizione. Aggiungete la zucca, aggiustate di sale e pepe e cuocete per 30 minuti circa aggiungendo dell'acqua se necessario. Cospargete con le mandorle e servite con il couscous.
Per il couscous, fate bollire un bicchiere d'acqua salata e fuori dal fuoco aggiungete un cucchiaio di olio, un bicchiere di couscous, la scorza del limone e il peperoncino. Fate riposare per qualche minuto, sgranatelo con un forchetta e aggiungete un pezzetto di burro e le albicocche a pezzi.


lunedì 23 marzo 2015

Le animelle di Perdomo (e l'evento Exploring Bandiere Arancioni a Milano!)


Come dicevamo, a Milano si respira “ufficialmente” aria di Expo 2015. Già da oggi, infatti, la nostra città si fa portavoce delle tradizioni gastronomiche italiane diventando protagonista di un fitto calendario di eventi e appuntamenti su nutrizione, alimentazione e sostenibilità. A questo proposito, con piacere vi segnaliamo una bella iniziativa che andrà in scena sabato 28 e domenica 29 marzo, dalle ore 10 alle ore 18, nella suggestiva cornice della Piazza d’Armi del Castello Sforzesco di Milano: qui 100 borghi Bandiera Arancione di tutta Italia presentano prodotti gastronomici locali, artigianato e antiche tradizioni, diventando ambasciatrici di bellezze e bontà del loro territorio. Un percorso ideale attraverso le regioni d’Italia, quindi, organizzato dal Touring Club Italiano, che ha scelto il capoluogo lombardo proprio per valorizzare al massimo l’evento Bandiere Arancioni 2015. Si vuole offrire una nuova interpretazione del Made in Italy fatta di realtà minori ma che rappresentano alcuni tra i distretti manifatturieri, produttivi e turistici più significativi. Sapete tutti cos’è la Bandiera arancione? Tra le tante attività a favore del patrimonio culturale e storico italiano, il Touring da 15 anni seleziona, certifica e promuove con la Bandiera arancione i borghi (con meno di 15.000 abitanti) eccellenti dell’entroterra. L’iniziativa si sviluppa in completa coerenza con la natura e la storia del Touring, in linea con tutte le sue iniziative volte a promuovere uno sviluppo turistico sostenibile, dove la tutela del territorio e del patrimonio è connessa all’autenticità dell’esperienza di viaggio. La Bandiera arancione è stata pensata dal punto di vista del viaggiatore e della sua esperienza di visita: viene assegnata alle località che non solo godono di un patrimonio storico, culturale e ambientale di pregio, ma sanno offrire al turista un’accoglienza di qualità (www.bandierearancioni.it). Tornando alla manifestazione di sabato e domenica prossimi a Milano, segnaliamo che il punto nevralgico dell’evento sarà l’area comune che idealmente rappresenta “la piazza” dove momenti di incontro e video dimostrativi si intervalleranno a workshop di approfondimento, dimostrazioni a tema gastronomico e laboratori per adulti e bambini. Un calendario di eventi ricco che coprirà le due intere giornate con approfondimenti su tematiche legate appunto ad Expo. L’evento è gratuito e aperto a tutti. Noi ci saremo, e voi?




#exploringbandierearancioni
#amilanosimangiabene
#expo2015


P.s.  Per celebrare questo evento legato a Expo 2015 (e anche la nostra città!), vi regaliamo una “super-ricetta” tratta dal nostro libro “A Milano si mangia bene” (Gribaudo/Feltrinelli), una guida per scoprire il lato più goloso della città meneghina, strumento utile, speriamo, per tutti i visitatori dell'esposizione universale. La ricetta è firmata da Matias Perdomo, per quindici anni anni chef (stellato) del ristorante "Al Pont de Ferr" di Milano (a proposito: al suo posto, dal 1 aprile, ci sarà lo chef Vittorio Fusari, di cui vi avevamo parlato qui: benvenuto a Milano!). Matias Perdomo sta per intraprendere una nuova avventura in solitaria (o, meglio, insieme al suo fedele sous chef Simon Press e al direttore di sala Thomas Piras). Per il momento sappiamo solo che il nuovo ristorante, che aprirà a maggio, sarà sempre in zona Navigli e si chiamerà Contraste, ovvero il plurale di contrasto, in spagnolo (chi vuole intendere…). Tornando alla ricetta, ricordiamo che l’animella è un ingrediente tipico della tradizione gastronomica meneghina: per molto tempo è quasi scomparsa dai menu dei ristoranti, ma oggi è tornata a incuriosire anche gli chef dei locali milanesi più à la page. Bisogna riconoscere che si tratta di una materia prima difficile da reperire (va richiesta espressamente, con qualche giorno di anticipo, al proprio macellaio di fiducia…), molto particolare, caratterizzata da un gusto delicato che ricorda quello del latte. Un ingrediente dal sapore retrò, che lo chef Matias Perdomo ha interpretato appositamente per noi in questa chiave originale, moderna, sorprendente. Voilà!

Le animelle “paglia e fieno” di Matias Perdomo

Ingredienti (per 4 persone):

320 g di animelle (gola)
300 g di barba di frate
4 tuorli
1 cucchiaio di aceto
2 cucchiaini di succo di limone
olio extravergine di oliva
olio di mais per friggere
burro
sale
crostini di pane

Lasciate le animelle in acqua e ghiaccio per circa 24 ore (serve a sciogliere i grumi di sangue).
Pulite le barbe dei frati e sbollentatele per 5-10 minuti in acqua salata, poi scolatele e fatele raffreddare in acqua e ghiaccio. Scolatele, trasferitele in una teglia rivestita con carta da forno e passatele in forno già caldo a 70-80 °C per circa 6 ore, per farle essiccare.
Scolate accuratamente le animelle e sbollentatele per 10 minuti in acqua salata, acidulata con l’aceto. Scolatele, eliminate la pellicina che le ricopre e fatele raffreddare in acqua e ghiaccio.
In una padella mettete un cucchiaio di burro e uno di olio, e fate rosolare le animelle per 5 minuti circa, rigirandole, finché non si forma una crosticina croccante e uniforme. Aggiungete il succo di limone e fatele “glassare”.
Scaldate dell’olio di semi in una padella e friggetevi le barbe di frate essiccate fino a farle “soffiare”.
Con molta delicatezza, scottate i tuorli, uno per volta, immergendoli in acqua calda a 70-80 °C finché non si forma una crosticina.
Disponete in ogni piatto un tuorlo, una parte delle barbe di frate e delle animelle. Servite completando con crostini di pane.





venerdì 20 marzo 2015

Expo 2015: i Ristoranti del Padiglione Giappone


Ormai è ufficiale: si comincia a respirare concretamente l'aria di Expo2015. E a testare il cibo di tutto il mondo...a Milano. Qualche sera fa abbiamo avuto l'occasione di assaggiare in anteprima alcuni piatti che i sette ristoranti presenti al Padiglione del Giappone (che occuperà una superficie di oltre quattromila metri quadri, di cui 470 solo per la zona ristoro) proporranno ai visitatori di Expo2015. “Diversità armoniosa in cucina” era il titolo dell'evento, promosso da JRO - Organization to Promote Japanese Restaurants Abroad, presso InKitchen Loft, ideato con l'obiettivo di realizzare un percorso “attivo” alla scoperta di una cucina sempre più apprezzata e amata. La serata è iniziata con un intervento dello chef Oshima Akira, ex executive chef dell’hotel Okura di Amsterdam, che ha parlato dei “segreti” della cucina nipponica e di uno dei suoi ingredienti cardine, il Dashi, ovvero un brodo di pesce leggerissimo e ricco di acido glutammico, usato come base per minestre e come ingrediente liquido di tantissime preparazioni. E dal Dashi all'Umami il passo è breve: il “sesto gusto” (oltre a dolce, salato, aspro, amaro e grasso) in giapponese vuol dire ‘saporito’ ed è caratteristico del glutammato, un amminoacido presente in cibi proteici come la carne e il formaggio. E nel Dashi, ovviamente. Elemento clou della serata sono stati gli showcooking di alcuni chef dei Ristoranti presenti al Padiglione Giappone. Non solo sushi, è il caso di dirlo, ma spazio a vere e proprie “chicche” come il Rice Burger o il Sukiyaki. Ma andiamo con ordine e partiamo proprio dal “rassicurante” e amatissimo sushi: la catena Kyotaru, presente da agosto a ottobre, proporrà il sushi tradizionale (stile “Edo”), inari sushi e l’originale sushi Kyotaru (stile “Kyoto”). Era presente lo Chef Shimizu che ha davvero deliziato la platea anche con la sua gestualità e la sua arte nella preparazione e nel taglio del pesce. 



Una delle rivelazioni della serata è stata il Rice Burger di Mos, catena di fast food giapponese, preparato dallo Chef Wagu con due cialde croccanti di riso al posto del pane e riempito con tempura di pesce, gamberi e capasanta. Piacerà a tutti, siamo pronte a scommetterci, e sarà uno dei best seller dell’area giapponese: non perdetelo, da maggio a luglio! 


Altro piatto eccellente, il Sukiyaki cucinato dal vivo dallo Chef Yamagishi del ristorante Iamhan (antico locale fondato a Tokyo nel 1895, vicino al Palazzo Reale). Si tratta di un piatto buonissimo e molto conviviale: al ristorante gli chef cuociono direttamente ai tavoli, in una pentola particolare, le fettine di manzo e le verdure, insieme a una salsa speciale. Da assaggiare a Expo da maggio a luglio. Tassativo!


A Expo2015 si potranno anche assaggiare altre prelibatezze: come Soba (gli spaghettini di grano saraceno) e Udon (del ristorante Sagami), le prelibatezze di carne di manzo del ristorante Kakiyasu ma anche il Curry alla giapponese del ristorante Curry House CoCoIchibanya, che vanta oltre 1300 locali nel mondo… Filo conduttore di tutta l’esperienza food giapponese sarà l’Omotenashi, la celeberrima ospitalità giapponese, fatta di cuore, competenza, gusto e atmosfera. In altre parole, “sperimentare la cucina giapponese, per trasformare la comprensione in simpatia”. Noi siamo pronte, e voi?

 
#japanpavilionrestaurants
#Expo2015
#japan

giovedì 19 marzo 2015

Polenta con cipolle e melanzane (e una gita in Alta Pusteria!)


Vi abbiamo già detto che siamo innamorate dell’Alto Adige? Sì, forse milleduecento volte. Ma una in più non fa male. Stavolta siamo reduci da un weekend a Sesto, in Alta Pusteria. Qui tutto è magico: il paesaggio, il cibo, i paesini, le piste, i boschi, il cielo stellato. Ma andiamo con ordine. Partiamo dalla giornata di sabato, iniziata sulla cabinovia delle “Tre Cime” (tra Croda Rossa e Monte Elmo): abbiamo fatto una bellissima passeggiata in quota, sulla neve, con una vista magnifica sulle Tre Cime di Lavaredo. Uno spettacolo mozzafiato! Da buone foodies non abbiamo rinunciato a una sosta con prosecco e stuzzichino di pane nero e speck alla Malga Klammbach (1944 m).





Per pranzo, siamo tornate in paese, a Sesto, alla Lanterna Verde: un posto da segnare assolutamente in agenda. Una delle specialità della casa è la pasta fresca: abbiamo assaggiato dei buonissimi ravioli alla barbabietola ripieni di formaggio di capra e un ottimo semifreddo al torroncino con frutta fresca. 


E vi diamo una dritta: nella bassa stagione producono pasta ripiena (come tasche di patate con spinaci) e gnocchi di patate (con patate locali) per una linea di surgelati firmati Gusto Alpin: se li trovate… provateli, e diteci cosa ne pensate. Entrando alla Lanterna Verde si nota anche uno spazio gastronomia, con prodotti del luogo e dolci molto allettanti oltre a pane e salumi. Il pomeriggio l’abbiamo dedicato allo shopping: speck, ovviamente, e svariati formaggi del Caseificio Sesto, oltre a pane e strudel del Panificio Trenker Sudtirol. A Sesto abbiamo alloggiato al Wellbeing Hotel Monika di Sesto, affacciato direttamente sulle Dolomiti, inserito nel Parco Naturale delle Tre Cime, accanto al sentiero per la Val Fiscalina (una bellissima passeggiata, sia d’inverno che d’estate): vi consigliamo di tenerlo d’occhio. 



Già adesso è un hotel meraviglioso (quattro stelle), con stanze minimaliste, e una bellissima spa di 800 metri quadri: il percorso wellness si snoda tra saune finlandesi con getti di vapore con ghiaccio, miele ed essenze, sauna bio alle erbe aromatiche, bagno di vapore aromatico alle fragranze alpine. C’è anche una bella piscina interna, poi docce sensoriali e una vasca idromassaggio esterna, affacciata sulla Meridiana di Sesto: relax con vista, è il caso di dirlo. L’hotel subirà ora dei lavori di ampliamento e di rinnovo che si concluderanno a fine giugno, quando si trasformerà in un cinque stelle. Il 1 luglio, dunque, verrà inaugurata la nuova ala con nuove camere di lusso (i temi delle stanze sono diversi, ce ne sarà per esempio una “sportiva” con una spaziosa doccia, spa privata con cabina a raggi infrarossi, angolo fitness e una bellissima terrazza), una piscina esterna Sky-Infinity (che, facile intuirlo, diventerà l’attrattiva principale dell’hotel: nuotare al di sopra dei tetti, verso le vette della Meridiana di Sesto, regalerà una sensazione di infinito…), un garage sotterraneo e una sauna panoramica esterna. 



Dulcis in fundo, verrà ampliata anche la zona del ristorante dell’hotel, oggi regno dello chef Karl Kirchler e della sua brigata. La qualità del cibo al Monika, signori, colpisce fin dalla colazione: il buffet presenta pane di ogni genere (compresi i buonissimi panini di segale pusteresi), poi yogurt, muesli, cereali e semi, uova, frutta, salumi, marmellate e un miele da urlo (oltre ad essere eccellente è bello da vedere: sembra un pezzo “staccato” direttamente dall’alveare…). Sabato sera abbiamo cenato a lume di candela nella bella sala in legno del ristorante: esperienza di qualità altissima. Ricordiamo in particolare un originale centrifugato di mela, il cappuccino di sedano rapa con crostino di salsiccia, l’agnello alle erbe, il sorbetto alla ciliegia e un tiramisu con gelato al caffè davvero squisito. 



Domenica, sotto una bella nevicata, abbiamo ciaspolato nei dintorni di San Candido, nel bosco, nel silenzio totale, osservando le impronte degli animali (a cominciare dal cervo…), i larici, il pino e l’abete rosso (a proposito: qui, in autunno, lo spettacolo del foliage, con i larici rosso fuoco, è imperdibile!). Una doverosa nota finale all’ospitalità e alla gentilezza delle persone che abbiamo avuto occasione di conoscere nel nostro weekend: in particolare alla famiglia Egarter, proprietaria dell’hotel Monika, al gentilissimo Alex in primis. Non vediamo l’ora di tornare! Intanto, ci consoliamo con una sontuosa Polenta con cipolline e melanzane in agrodolce: per prepararlo abbiamo usato cipolline acquistate in Alta Pusteria e un aceto di mele del circuito Gallo Rosso (sapevate che la produzione di aceto è una delle tecniche di produzione alimentare più antiche praticate nei masi altoatesini?).


Polenta con cipolle e melanzane in agrodolce

Ingredienti:


4 cucchiai di zucchero di canna
4 cucchiai di aceto di mele Gallo Rosso
olio
1 melanzana
300 gr di cipolline
2 cucchiaini di capperi
una manciata di pinoli
prezzemolo
180 gr di farina gialla o polenta istantanea
sale
4 pezzi di salsiccia


In una padella fate scaldare un po’ di olio e aggiungete le melanzane tagliate a dadini, quando sono cotte mettetele in un piatto. Nella stessa padella aggiungete le cipolle e quando sono cotte aggiungete di nuovo le melanzane. Aggiungete un po’ di acqua regolate di sale, aggiungete lo zucchero l’aceto e infine i capperi e i pinoli. Fate andare qualche minuto finché non si scioglie lo zucchero poi spegnete. Nel frattempo preparate la polenta seguendo le istruzioni della confezione. Fate scaldare una padella antiaderente tagliate la salsiccia in due e fatela cuocere. Servite la polenta con la verdura in agrodolce e qualche pezzetto di salsiccia.

martedì 17 marzo 2015

Sformatini ai broccoli con fonduta di bitto


Spero non si avveri mai una delle tendenze food per il 2015, che avevo letto a inizio anno. Diceva che dal fruttivendolo potremmo non riconosce più le verdure, poiché saranno di gran moda gli ibridi, ovvero ortaggi ricavati da incroci di vari vegetali come cavolo e cavolfiore: ma no! Ecco: spero di trovare sempre dall’ortolano il mio adorato broccolo, ortaggio che adoro. In crema, al vapore, ripassato in padella, con le uvette, i pinoli e il pangrattato, come condimento per la pasta: non mi stufa mai. Nella mia “ode al broccolo” non posso non citare questo Sformatino di broccoli, arricchito da una fonduta al formaggio bitto. Generalmente preparo gli sformatini con la ricotta (una ricetta "cavallo di battaglia: la trovate qui), invece questa volta ho provato a usare la besciamella (vegetale): il risultato finale è stato molto apprezzato. Un jolly per le cene, da servire come antipasto o come contorno di lusso… 

Sformatini ai broccoli romaneschi con fonduta di bitto

Ingredienti per 8/10 sformatini:

1 kg di broccoli romaneschi (cimette)
50 g di grana padano
2 uova
5/6 cucchiai di pangrattato
300 g di besciamella vegetale*
sale e pepe nero

Per la fonduta:
200 g di bitto
1 bicchiere di latte (100 ml circa)



Mondare i broccoli e cuocerli a vapore. Lasciarli intiepidire e frullarli con il minipimer fino a ridurli in crema. Separare i tuorli dagli albumi e montare questi ultimi a neve. Unire quindi i tuorli e il grana alla crema di broccoli, frullare e regolare di sale e pepe. Aggiungere anche la besciamella vegetale e mescolare bene. A questo punto unire anche gli albumi montati a neve incorporandoli delicatamente. Imburrare gli stampini (io ho usato quelli in alluminio usa e getta) e spolverarli di pan grattato. Riempirli per tre quarti con il composto di broccoli e infornare in forno a caldo a 180°: cuocere per circa 25 minuti. Poco prima di servirli, preparare la fonduta: tagliare a pezzetti piccoli il bitto e metterlo in un pentolino con il latte. Far sciogliere e appena il formaggio diventa cremoso toglierlo immediatamente dal fuoco (potete anche dare una frullata con il minipimer). Servire lo sformatino caldo con un cucchiaio di fonduta. Spolverare con pepe nero e grana.

* per la besciamella vegetale, ho seguito la ricetta pubblicata qui.

venerdì 13 marzo 2015

Muffin con mele e prugne (senza glutine)


Ci sono degli ingredienti che nella mia dispensa sono sempre presenti. Mandorle, noci e nocciole, per esempio, che utilizzo per fare dei “pesti” veloci quando ho cene improvvisate. Ma anche la frutta disidratata o essiccata, non manca mai. O le prugne secche, che uso volentieri in qualche plum cake per la colazione o come aggiunta a spezzatini o con la carne di maiale. Oltre ad essere un jolly, fanno anche molto bene: contengono solo zuccheri naturali e sono prive di grassi, apportano parecchie fibre e minerali. Per questo ho pensato di usarle insieme a una mela per i miei muffin da colazione “senza glutine”, preparati con farina di riso e lievito senza glutine. La ricetta l’ho intravista chissà quando su Alice TV e l’ho modificata per le mie esigenze di dispensa (usando, per esempio, la crème fraiche). Per questi muffin ho usato anche il geniale estratto liquido di vaniglia fatto da Sonia (per l’impasto delle colombe…): per prepararlo ha seguito il metodo di Paoletta di Anice e Cannella. Si conserva benissimo per mesi e regala un profumo strepitoso a dolci e creme. Un regalo preziosissimo (e utilissimo!). E auguriamo a tutti un buon weekend: noi siamo in partenza per l'Alto Adige, Alta Pusteria per la precisione. Ci aspettano neve, ciaspole, pranzi e cene sostanziosi, ma anche spa e relax. E, speriamo, un bel sole! Poi vi raccontiamo tutto!

Muffin con mele e prugne (senza glutine)

130 g di farina di riso
8 g di lievito per dolci senza glutine
mezzo cucchiaino di cannella in polvere
1 pizzico di sale
60 g di zucchero integrale bio
1 uovo
60 g di olio extra vergine di oliva delicato
100 g di ricotta
75 g di crème fraiche Cameo
1 mela
1 limone
6/7 prugne secchie denocciolate
estratto di vaniglia


Scaldare il forno a 180°. Tagliare a dadini la mela e spruzzarla con succo di limone. Riunire in una ciotola gli ingredienti secchi (farina, cannella, sale, zucchero e lievito setacciato) e mescolare. Riunire in un’altra ciotola, ben capiente, gli ingredienti umidi (uovo, olio, un cucchiaio di estratto di vaniglia, la crème fraiche e la ricotta), mescolare brevemente e aggiungere le polveri. Mescolare e aggiungere anche la mela e le prugne spezzettate. Con l’aiuto del porzionatore di gelato, prelevare l’impasto e riempire con una dose (una “pallina”) gli stampini da muffin in silicone. Informare e cuocere a 170° per circa mezz’ora. 

giovedì 12 marzo 2015

Terrazza12 c/o The Brian&Barry Building San Babila


Sono davvero di gran moda, i concept store. Spazi poliedrici in cui… tutto è possibile. E dove ultimamente food & fashion amano “convivere”, in diversi piani. Uno di questi, The Brian&Barry Building San Babila, in pieno centro, che oggi (12 marzo) compie un anno ed è già uno degli indirizzi più gettonati della città meneghina (oltre due milioni i visitatori….):12 piani ospitati in uno splendido palazzo degli anni Cinquanta, che sorge all’incrocio fra via Durini e via Borgogna, che racchiude moda, gusto, cosmetica, design, gioielleria. Per festeggiare, è stato appena inaugurato l’ultimo spazio, al decimo piano, livello 12, ovvero Terrazza12, raffinato lounge bar con una vista mozzafiato sui tetti della città: da un lato la Madonnina e dall’altro il nuovo skyline milanese. 



L’atmosfera del locale proietta negli eleganti anni ’50, tra arredi vintage originali, tessuti con decori geometrici, poltrone e colori accesi, spettacolari vetrate. Qui si può “bere davvero bene” con un’offerta di drink di alto livello (“high Mixology”, recita il sottotitolo del bar), ispirata ai grandi cocktail internazionali, gli intramontabili e i classici, più 12 signature cocktail inediti creati appositamente per Terrazza 12. In regia, dietro il banco bar, troviamo Maurizio Marsè ed Ekaterina Kate Logvinova, esperti bartender. Abbiamo avuto occasione di provare un Bitter Sweet Symphony delizioso, preparato con Oscar.697 Bianco Vermouth e un velluto di Campari Bitter, preparato con il “grasso” dello zucchero… Il lato food è affidato a Matteo Torretta, chef del ristorante Asola, collocato al piano sottostante: l’idea è quella di offrire agli ospiti un’esperienza food&drink di altissima qualità, con proposte semplici ma curatissime (per esempio, il Club Sandwich o dei piccoli burger gourmet). Viceversa, anche i clienti di Asola potranno ordinare gli stessi drink presenti nella carta di Terrazza12, abbinandoli ai piatti dello chef: esperienza stuzzicante. Terrazza12 è aperta tutti i giorni dalle 12 all’1 di notte: da provare quindi per pranzo, spuntini, aperitivo, cena, dopocinema, after dinner… Oggi, in occasione del compleanno dello store, inaugura il Mercato al piano -1, da Eataly, con prodotti freschi e di stagione, e ci sarà spazio per degustazioni e appuntamenti speciali dedicati a tutti i visitatori: corner con prodotti pugliesi da assaggiare, omaggi e un cocktail party dalle ore 20 presso Terrazza12, con un cocktail speciale per tutti e la musica di Nick The Nightfly, di Radio Montecarlo… “Happy 12 to you”!

#amilanosimangiabene

Terrazza12
c/o The Brian&Barry Building San Babila
Via Durini, 28 - Tel. 02 92853651


mercoledì 11 marzo 2015

The Stage (e le Orecchiette con soia edamame e bacon)



Lo scenario è quello avveniristico del nuovo skyline di Milano Porta Nuova, tra il quartiere Isola (“la nuova Brera”) e i grattacieli che circondano Corso Como. La formula una delle più cool del momento: quella dei concept store. Dove abiti e jeans convivono con pezzi di design e cocktail di tendenza. Sotto i riflettori (e non potremmo usare espressione più calzante…) stavolta c’è The Stage, il bellissimo flagship store Replay di piazza Gae Aulenti 4, che sta riscuotendo ampi consensi: una volta entrati la sensazione è quella di trovarsi nel bel mezzo di un set cinematografico (uno “stage”, appunto): pavimento industriale, riflettori, luci, bauli, poltrone vintage, gli sgabelli del bar. Tutto è a vista. Qui, udite udite, al primo piano è stato inaugurato The Stage Fine Dining Restaurant & Octavius Bar: l’ambiente ricorda gli arredi degli yatch, con lussuosi dettagli “marine” come le finestre dorate a oblò, sontuose colonne, divanetti in pelle e tanto legno alle pareti. “Fine Dining” recita il “sottotitolo” del ristorante, dove è di scena lo chef milanese Omar Allievi (che agli inizi della sua carriera ha lavorato da Sadler e, più recentemente, al Bianca) con i suoi piatti tecnici e “fusion”, che attingono dal patrimonio gastronomico tradizionale (anche meneghino) con guizzi internazionali originali, di matrice prevalentemente giapponese e peruviana. Qualche esempio? Il Tiepido di pollo e polipo con fagioli azuki e chimichurri (una salsa molto usata nella cucina latino-americana) di mango, gli Scialatelli alle vongole con sake e yuzu, la Cassoeula (ma di pesce…), il Canederlo di branzino con verza e brodo di miso, Calamarata con brodo di zucca, zafferano, tardivo e calamaro scottato. Sul fronte drink troviamo il bravissimo Francesco Cione, bars & beverage manager del locale, vincitore della categoria Barman (ma anche terzo candidato più votato in assoluto come Personaggio dell’Anno 2014) nel sondaggio di “Italia a Tavola”. All’Octavius Bar, aperto fino alle 2 del mattino, si possono assaggiare cocktail davvero ricercati. Lo abbiamo provato l’altra sera in occasione del Farewell Party organizzato da Appleton Estate per Andrea Cavallo Perin, vincitore della campagna #mollotutto, che sta per partire alla scoperta di una "undiscovered Giamaica" (beato lui, aggiungiamo noi…): davvero una bella esperienza, soprattutto un ottimo Jamaican Mule a base di Appleton Rum e tantissimo zenzero. Che buono!

The Stage
Replay Store
piazza Gae Aulenti 4, Milano

#amilanosimangiabene


P.s. Per restare in tema di “fusioni” a livello gastronomico, ecco un piatto semplicissimo che unisce Puglia e Giappone: le orecchiette al pomodoro con bacon e soia edamame. Ho utilizzato la praticissima (e deliziosa!) Soia Edamame Orogel (presa al supermercato nel banco dei surgelati), coltivata in Italia da semi selezionati e certificati OGM free. Questa soia ha origini antichissime ed è consumata da secoli in Cina e in Giappone per via della sua bontà ma anche per le molte proprietà benefiche (contiene un’alta percentuale di minerali, vitamine e proteine, costituite soprattutto da aminoacidi essenziali, tra cui la lisina che può completare l’apporto proteico di un pasto se associato ai cereali). Curiosità: edamame è la combinazione di due termini giapponesi: “Eda”, che significa “rami”, e “mame” che significa “chicchi”. Questo perché un tempo i baccelli erano venduti ancora sul ramo appena tagliato…

Orecchiette con soia edamame e bacon

Ingredienti (per 3 persone):

150 g di soia edamame (surgelata)
250 g di orecchiette (secche)
4 fette di bacon
1 barattolo di polpa di pomodoro a pezzi
sale
zenzero in polvere
1 scalogno

Far bollire l’acqua per la pasta e cuocere le orecchiette. In una padella antiaderente, senza aggiungere condimenti, far tostare le fettine di bacon. Tenerle da parte e nella stessa padella far soffriggere brevemente lo scalogno tagliato a pezzetti. Aggiungere anche la soia e far andare per un paio di minuti. Unire anche la polpa di pomodoro e cuocere il sugo per un quarto d’ora circa. Quasi a fine cottura, completare con una spolverata di zenzero e il bacon a striscioline. Quanto la pasta è cotta, scolarla (tenere da parte una tazza di acqua di cottura, da aggiungere al sugo se fosse troppo “asciutto”…) rimettere sul fuoco la padella con il sugo, aggiungere le orecchiette, eventualmente un po’ di acqua di cottura della pasta e mescolare bene. Servire.



domenica 8 marzo 2015

Tajine di pollo limone e olive



Sono ritornata a Marrakesh esattamente dopo 15 anni dall'ultima visita. Ero davvero emozionata, ricordo quel viaggio in Marocco come uno dei più belli. Non mi stanco mai di riguardare quelle vecchie foto, che allora stampavo appena rientrata a casa. A distanza di tanti anni, ho ritrovato a Marrakesh gli stessi colori della medina e delle mura della città, gli stessi profumi all'interno dei souk e gli stessi suoni aspettando il tramonto nella bellissima piazza Djemaa El Fna. Ma il turismo di massa è arrivato in fretta anche lì, fuori dalle mura discoteche e anonime ed enormi strutture alberghiere accolgono le comitive di turisti organizzati. Consiglierei a chi non ha ancora visto il Marocco di farlo subito, soprattutto Marrakesh (forse la più turistica delle città imperiali).



Ho rivisto con piacere le tombe Saadiane, il giardino della Menara, il palazzo della Bahia e l'imponente Koutoubia (il minareto simbolo della città). Ho visitato in una splendida giornata il museo d' arte Islamica all'interno dei bellissimi Giardini Majorelle dove cactus gelsomini e ninfee riempiono di forme e di colori lo spazio aperto al pubblico. Ho fatto shopping nella Medina e, ovviamente, non potevano mancare le pause dedicate al cibo locale. Ho assaggiato couscous strepitosi, come quello del magnifico  ristorante Dar Yacout. Pasticcini di mandorla squisiti come quelli prodotti dalla Patisserie des Princes. Ma di sicuro il mio personalissimo oscar va alla tajine di pollo con limone e olive della Maison Arabe, lussuoso riad nel centro di Marrakesh con un ristorante davvero strepitoso. Sono riuscita ad avere la ricetta del piatto che ho amato di più e mi sono lanciata nell'impresa. Il risultato? Un grande successo che ripeterò a breve!




La maison arabe
Terrasse des Epices
Palais Jad Mahal
Ristorante, club, boutique, lounge bar
Dar Yacout
www.daryacout.com

Patisserie des princes
32 rue Bab Agnaou









Tajine di pollo limone e olive

Ingredienti x 4 persone:

1 pollo tagliato a pezzi
2  limoni
1 cipolla rossa
15/20 olive taggiasche
2 spicchi di aglio
prezzemolo
olio evo
pepe e sale grosso
curcuma
zenzero
un pizzico di zafferano

Lavate bene i limoni, tagliateli in grossi pezzi, prelevate la polpa e mettetela nella tajine o in una grossa padella con un po’ di olio. Aggiungete l’aglio, il prezzemolo, le spezie (tranne il sale) e un bicchiere di acqua calda. Fate andare a fuoco lento per qualche minuto poi aggiungete la cipolla tagliata sottile e il pollo tagliato a pezzi. Coprite la padella e fate cuocere per 15 minuti circa. Poi aggiungete un altro bicchiere di acqua calda e la buccia del limone tagliata a dadini, aggiustate di sale,  coprite di nuovo e cuocete a fiamma media per altri 45 minuti circa. Controllate di tanto, il pollo non si deve asciugare. Quando il pollo è pronto aggiungete le olive taggiasche.

giovedì 5 marzo 2015

Ravioli dolci friulani



Ecco un’altra “perla” che si aggiunge al capitolo “Le ricette delle amiche della mamma”. Inutile dirlo, uno dei miei preferiti. Adoro quando mi passano fotocopie di ricette, mi mandano email o, ultimamente, dei WhatsApp con le foto delle ricette direttamente dal ricettario di famiglia, spesso scritte a mano dalle loro mamme o nonne… Un patrimonio da salvaguardare e tramandare. Dopo gli ottimi biscottini siciliani ai fichi secchi di Rosy e Rosa (qui), i Papassinos sardi di Vittorina (qui) e la Torta di riso e amaretti bolognese di Marisa (qui), saltiamo in Friuli Venezia Giulia, regione che conosco poco ma che è una delle mete che vorrei esplorare (in particolare, vorrei tornare nella splendida Trieste, città in cui sono stata di passaggio mille anni fa e che mi incuriosisce parecchio anche dal punto di vista culinario). Urge gita al più presto! Tornando alla ricetta di oggi, ringrazio di cuore Mariagrazia, carissima amica di famiglia, friulana doc, che ci ha fatto assaggiare questi ravioli dolci (o calzoni) nel periodo di Carnevale. Me ne sono letteralmente innamorata e ho provato a rifarli la scorsa domenica: squisiti, con quei tipici sapori dei dolci mitteleuropei (marmellata, cacao, pinoli, uvette…). Ah, la ricetta di Mariagrazia prevede la marmellata di ciliegie: io li ho provati anche con la marmellata di fichi e ho apprezzato entrambe le versioni! Per la pasta dei ravioli ho seguito più o meno la ricetta delle chiacchiere, aggiungendo, su suo suggerimento, il lievito. Che dire: buonissimi! La prossima volta proverò a cuocerli nel forno: chissà...

Ravioli dolci friulani

Ingredienti:

Per la pasta:
4 uova
5 cucchiai di zucchero
6 cucchiai di olio extra vergine di oliva delicato
500 g di farina
6 g di lievito per dolci
mezzo bicchiere di vino bianco secco

Per il ripieno:
200 g di biscotti secchi
1 vasetto di marmellata (per noi Fiordifrutta Ciliegie Rigoni di Asiago)
cacao amaro
1 limone biologico
50 g di mandorle
30 g di pinoli
3 cucchiai di uvette
rum

olio di semi d’arachide (per friggere)
zucchero a velo

Per la pasta: creare la classica fontana con la farina, inserire le uova, l’olio, lo zucchero, il lievito (setacciato) e il vino (non mettetelo tutto ma regolatevi in base alla consistenza dell’impasto). Impastare in modo classico, prima con la forchetta, poi con le mani, aggiungendo farina se l’impasto dovesse risultare troppo morbido (o altro vino se fosse troppo duro). Formare una palla e lasciarla riposare coperta per 15 minuti.
Per il ripieno: sbriciolare i biscotti secchi grossolanamente, metterli in una ciotola e aggiungere la marmellata, circa tre cucchiai di cacao amaro, le mandorle spezzettate, i pinoli, una grattata di scorza di limone, il rum (mezzo bicchierino) e le uvette tenute a mollo in acqua tiepida e ben strizzate. Mescolare bene e tenere da parte.
Stendere l’impasto con la macchinetta fino al penultimo livello o il precedente (non troppo sottile) oppure con il matterello. Con un coppapasta zigrinato ricavare dei cerchi, porre il ripieno al centro (a mucchietto), e richiudere la pasta per “avvolgere” completamente il ripieno, formando delle mezzelune. Premere bene per chiudere i ravioli, picchiettando i bordi. Friggere i ravioli in abbondante olio bollente finché risultano dorati. Servire spolverizzando con zucchero a velo.



lunedì 2 marzo 2015

Cipolle dorate ripiene alla Canavese


Nel post dedicato a Il Liberty di Andrea Provenzani (qui), si è parlato (anche) della cipolla, un buonissimo prodotto dell'orto, molto spesso sottovalutato. Tra i piatti presenti nel menu del Liberty, per esempio, non manca mai uno dei cavalli di battaglia dello chef,  i celebri Spaghettoni Benedetto Cavalieri al cipollotto brasato leggermente piccante, omaggio di Provenzani al piatto-icona del top chef Aimo Moroni. Proprio la cipolla, in tutte le sue declinazioni, è uno degli ingredienti preferiti di Andrea, che sottolinea: “la cipolla è un modo di vivere le cose a strati, è un alimento geniale: può essere dolce, caramellata, salata, fritta, fondente, marinata, cruda…”. E ripiena, aggiungiamo noi. Come questa che proponiamo qui sotto (oppure la buonissima versione alla curcuma del nostro amico Cosimo, qui). Abbiamo utilizzato la cipolla dorata (una varietà dolce e dalla polpa consistente), completata con un ripieno di salsiccia fresca: si tratta di un piatto tipico del Canavese, area piemontese tra Torino e la Valle d'Aosta e, verso est, tra Biella e Vercelli. La ricetta l'ho scovata sul numero di febbraio di Cucina Moderna: devo dire che mi è piaciuta parecchio. Ottima anche come “schiscètta” per il pranzo in ufficio, il giorno dopo!


Cipolle dorate ripiene alla Canavese

Ingredienti (per 6 persone):

6 cipolle dorate
150 g di pane
1 uovo
2 dl di latte
100 g di salsiccia fresca
6 cucchiai di grana padano
Cannella in polvere
Noce moscata
Chiodi di garofano in polvere
Sale
Pepe

Pulire per bene le cipolle e cuocerle a vapore finché sono tenere. Lasciarle intiepidire. Tagliarle a metà e svuotarle con delicatezza, facendo attenzione a non disfarle, ricavando così 12 “contenitori”. Tenere la polpa da parte. Sbattere l’uovo, aggiungere il latte e versare questo composto sul pane raffermo, per farlo ammorbidire e impastarlo con le mani fino a ottenere un composto morbido e omogeneo (potrebbe essere necessario aggiungere altro latte). In una padella antiaderente far cuocere la salsiccia, sbriciolata, e unirla al composto di pane insieme a 3 cucchiai di grana grattugiato, le cipolle tenute da parte (ben sminuzzate) e le spezie (dosandole a piacere). Regolare di sale. Riempire abbondantemente le cipolle con il composto, completare con una spolverata di grana (o un fiocchetto di burro, a piacere) e porle in una teglia ricoperta di carta forno. Infornare a 180° per mezz’ora circa, finché si sarà formata una bella crosticina

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