venerdì 28 febbraio 2014

Polpette di quinoa


Il punto è ritrovarsi un avanzo di quinoa prossima alla scadenza e cercare in fretta un modo per trasformarla in qualcosa di buono da mangiare. Visto che in questo periodo sono polpetta addicted la scelta è stata facile. Ho aggiunto un pò di ingredienti saporiti e il risultato mi è piaciuto molto. Sono molto sfiziose anche per un aperitivo, le classiche polpette che una tira l'altra. Sono ottime da portare in ufficio perché si mangiano anche a temperatura ambiente e sono comode da trasportare. Oppure come ho fatto io, sono perfette per una cena veloce dopo la piscina per non perdere un minuto di Masterchef. Si lo so...se ne parla, si critica. Io confesso..lo guardo e ieri sera sono stata più che felice di vedere la prova in esterno da  Enrico Crippa del ristorante Piazza Duomo di Alba. E' da molto tempo che Simona ed io vogliamo fare una gita gastronomica da lui e più passa il tempo più guadagna stelle Michelin! Qualcuno di voi c'è stato? Avanti fatemi morire d'invidia !



Polpettine di quinoa

Ingredienti per circa 15 polpettine:


100 gr di quinoa
1/2 cipolla
3 cucchiai di purè o patate schiacciate
1 uovo
due manciate di pangrattato
basilico
5 pomodorini secchi
1 cucchiaio di parmigiano 
olio
sale e pepe


Fate bollire la quinoa seguendo le istruzioni della confezione. Scolatela e fatela raffreddare in una ciotola. Tagliate finemente la cipolla e fatela appassire bene con un goccio di olio. Tritate il pangrattato con i pomodorini secchi e il basilico. Prendete la ciotola della quinoa e aggiungete la cipolla, il pangrattato aromatizzato, il purè (che mi era avanzato) ma va bene anche una patata bollita e schiacciata, l'uovo, il parmigiano e infine aggiustate di sale e pepe. Mescolate bene e con le mani formate delle piccole polpettine. Preparate una teglia rivestita di carta forno e allineate le polpette.
Mettete in forno a 180° per circa 10/15 minuti.



martedì 25 febbraio 2014

Gnocchi di ricotta e funghi con melograno



Della serie: la cucina del “riciclo”. Ecco. Sono molto orgogliosa del piatto di oggi. Ovvero: come rendere presentabile e accettabile (dal punto di vista del gusto…) un insieme di ingredienti che stazionavano in frigo e che apparentemente non azzeccavano per nulla l’un con l’altro. Vale a dire: funghi, ricotta, soncino, melograno, taleggio. Per la cronaca: i funghi sono finiti nell’impasto degli gnocchi di ricotta, il taleggio è diventato il condimento, stemperato con un goccio di latte, il soncino è servito da elemento “green” del piatto. E i chicchi di melograno? Ecco: erano in freezer dalle cene di Natale e si sono rivelati un bel tocco finale di colore (ma anche di “freschezza” e di acidità): ci stanno incredibilmente bene. Grazie alla mitica zia Gianna per avermelo suggerito quando ci siamo sentite al telefono!

Gnocchi di ricotta e funghi con melograno

Ingredienti (per 4 persone):

400 g di ricotta
300 g di funghi misti
250 g di farina
2 uova
noce moscata
100 g di grana grattugiato
100 g di taleggio
una manciata di soncino
latte
qualche chiccho di melograno
sale e pepe nero
prezzemolo

Pulire bene i funghi, tagliarli a pezzettini e cuocerli in padella, per pochi minuti con un velo di olio, prezzemolo e un pizzico di sale. In una ciotola lavorare la ricotta, i funghi (dovrete avere l'accortezza di scolarli dal liquido di cottura e magari tamponarli con un po' di carta da cucina), 200 g di farina, il grana, le uova, una grattata di noce moscata, sale e pepe. Con il composto ottenuto formare degli gnocchetti. Passarli nella farina rimasta e lasciarli riposare un’ora. Mettere sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata, quando bolle buttare pochi gnocchi per volta, e dopo una decina di secondi da quando vengono a galla prelevarli con un mestolo forato e depositarli in una capiente terrina. Far sciogliere il taleggio con un po’ di latte, sempre mescolando. Condire gli gnocchi con la salsa al taleggio, unire le foglie di soncino e mescolare delicatamente. Servire decorando con dei chicchi di melograno e un giro di pepe nero.

 

giovedì 20 febbraio 2014

Il Vun di Andrea Aprea. Cronaca di una cena perfetta


Capita. Capita che una serata gelida, tipica dell’inverno milanese, venga improvvisamente riscaldata grazie a una cena in un hotel elegante e molto bello ma (apparentemente) “freddo” e forse troppo “cosmopolita” per accendere in noi l’idea di un posto accogliente e con l’anima. Sbagliato. Assolutamente sbagliato. Pur conoscendo la cucina di Andrea Aprea, il bravissimo chef stellato del Ristorante Vun al Park Hyatt Milano, non ci immaginavamo una situazione così… perfetta. Andiamo con ordine. Arriviamo al Park Hyatt Milano giusto in tempo per lo Champagne Moment sotto la Cupola e già intuiamo che la serata potrebbe rivelarsi, quantomeno, interessante. Ecco: ci aspettavamo una serata “interessante” non una serata “perfetta”. È questo il punto. Ed è questo che ci ha conquistate. La sala del Vun, elegante e formale, con dei bei tocchi di colore alle pareti, divanetti e poltroncine, è diretta con occhio vigile da Nicola Ultimo, perfetto padrone di casa. Ci sediamo a tavola e, tra una chiacchiera e l’altra, capiamo subito che non si scherza: Valentina, la strepitosa sommelier del ristorante (una giovane new entry con un curriculum invidiabile, costruito in svariati top restaurant europei), ci serve un calice di Champagne Reserve Royale Phillipponat. Che, inutile dirlo, scivola via leggero e delicato. 




La cena firmata Andrea Aprea inizia con un paio di deliziosi amouse bouche e si “accende” con la Fassona cruda, carota, olive nere e nocciole: la dolcezza delle carote regala alla squisita tartare una piacevolissima morbidezza. Lo stile dello chef napoletano, che vanta esperienze nelle cucine dei più importanti ristoranti d’Europa, è sicuramente “contaminato” dagli asset della cucina internazionale, ma parte da una maniacale selezione delle materie prime e si contraddistingue soprattutto per la costante ricerca di suggestioni: origini, elementi, profumi. Un concetto che si esalta nei due primi piatti che abbiamo assaggiato. 




Ci siamo innamorate (non possiamo usare espressione differente…) del Riso Carnaroli "Riserva San Massimo"con zafferano, ossobuco di rana pescatrice, liquirizia, arancia, sorprendente per equilibrio, armonia e freschezza, esaltato da un calice di Mirum Verdicchio di Matelica Riserva 2011 di La Monacesca (vino con una storia originale…). La cucina di Aprea, tecnica ma “calda”, diventa toccante quando non perde di vista le sue origini. 




Ecco perché siamo letteralmente ca-pi-to-la-te di fronte ai Mezzi paccheri di Gragnano, ricotta di bufala, ragu, su una base di pomodoro (concentratissimo) che stemperava alla perfezione la dolcezza della ricotta: a questo piatto, che appartiene al menu Percorsi Partenopei di Aprea, non si poteva non abbinare un meraviglioso vino campano, l’ottimo Jungano Aglianico 2011 dell’azienda agricola San Salvatore. Un vino che a tavola abbiamo definito “ruffiano” e immediato, che si fa voler bene al primo assaggio e che ti entra in testa, come quei corteggiatori diretti ma discreti… Ci capite? È arrivato il momento di un morbidissimo cappello del prete con puré, funghi e nocciole, che Valentina abbina magnificamente a un corposo e aromatico Porphyr Lagrein 2009 di Cantine Terlano (Bolzano), dal sapore quasi speziato. Fantastico!



Il pre desset porta con sé anche un vero e proprio coup de théâtre: viene portato in tavola un portafrutta con delle arance sul quale viene versata un’acqua aromatizzata all’arancia che, per via della presenza del ghiaccio secco, sprigiona scenografiche nuvole di fumo profumato sul tavolo. E sotto i nostri occhi appare “magicamente” l’Intensità di arancia: un trionfo di agrumi da perderci la testa, un insieme di consistenze strepitoso (gelatina, meringa, sorbetto…). 




Credevamo di aver raggiunto il massimo e invece mancava “Lei”, la Pastiera Sferica di Aprea: ci ha sorpreso la dolcezza “equilibrata”, così come la soavità del dolce, per nulla scontata… Una dichiarazione d’amore alla Campania, uno di quei dessert che vorresti non finissero mai.
Appagante (per tutti i sensi) è l’aggettivo che potremmo usare per definire, nel suo insieme, la cena di Aprea. Con il caffè arrivano anche i cioccolatini, un mini cannolo con crema di ricotta e pere e un lecca-lecca di Tiramisu. Torniamo bambine. E per concludere la nostra serata “perfetta” lo chef ci permette di visitare le cucine del ristorante, ancora attive a tarda sera. “Da qui non esce nulla che non sia prima rifinito, controllato e completato da me” precisa lo chef con tono deciso. Dobbiamo aggiungere altro?


Vun (Cucina Italiana d’Autore)
Park Hyatt Milano
Via Silvio Pellico, 3
Tel. 02 88211234

lunedì 17 febbraio 2014

Panfocaccia al kamut




Quando piove e guardando fuori dalla finestra c'è quel grigio deprimente, non mi pesa poi così tanto trascorrere un'intera domenica in casa. In particolare se decido di dedicare del tempo alle cose che amo fare e che mi mettono in pace col mondo. Scrivere, fotografare e cucinare, in primis. Ma anche impastare. In questo periodo non ho a disposizione il lievito madre (l’ho mandato in…pensione…diciamo così…) perciò mi sono affidata al lievito di birra. E mi sto imponendo di ritagliarmi delle mezz'ore per preparare il pane integrale, la pizza (la ricetta che amo ultimamente è questa) e questo panfocaccia al kamut (l'ho fatto anche con farina di farro: merita). La ricetta me l’ha passata mia cugina Giada, che ringrazio molto perché è davvero un panfocaccia versatile, buono col "salato" ma anche per la colazione. Confessione del giorno: faccio orgogliosamente parte di quella categoria di persone che ama far colazione, quando si può, con la focaccia (quella bella unta e salata) inzuppata nel caffelatte. Ecco, l’ho detto, ora mi sento meglio! Credo sia una gestualità assimilata da bambina, quando facevo le vacanze in Liguria con i nonni. Qualcuno è “matto” come me? Spero di essere in buona compagnia… Buona settimana a tutti!
(simona)
Panfocaccia al kamut


Ingredienti:

350 g di farina integrale di Kamut khorasan
150 g di farina di segale semi integrale
250 g di acqua tiepida
15 g di lievito di birra
olio extra vergine di oliva
zucchero
fleur de sel

Sciogliere il lievito di birra in acqua calda, aggiungere le farine e impastare a mano (o nella planetaria con il gancio impastatore). Aggiungere 5 cucchiai di olio extra vergine di oliva, il fleur del sel (un paio di cucchiaini da caffé) e un pizzico di zucchero. Mettere l'impasto in forno (con luce accesa) in una ciotola coperta da pellicola. Deve lievitare circa 2 ore. Prelevare l’impasto, appiattirlo e stenderlo in una teglia leggermente unta di olio e farlo lievitare per almeno altri 30 minuti. Cuocere poi in forno caldo per 45 minuti a 180°.



venerdì 14 febbraio 2014

Trofie con salsa di noci, pinoli e timo




Abbiamo aperto l’anno parlando di viaggi, di mete, di programmi estivi e di weekend. Un classico, da queste parti... Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato della nostra breve vacanza in Francia, tra Nizza e Marsiglia, a Capodanno (qui). Una delle gite che sta prendendo corpo ultimamente riguarda Genova, città alla quale siamo particolarmente legate. E come non esserlo: è splendida! È Patrimonio dell’Unesco, ha colori unici e una luce incredibile che regala scorci pittoreschi e suggestivi. E poi e poi…a Palazzo Ducale c’è la mostra di Edvard Munch, che celebra il 150° anniversario della nascita dell’artista norvegese, con opere provenienti da collezioni private. Non possiamo perderla (c’è tempo fino al 27 aprile…)! Ovviamente, la mostra di Munch sarà anche la "scusa" per tornare a fare shopping enogastronomico a Genova e per provare (o riprovare) qualche localino e indirizzo gourmand (come questi o questi). A proposito, passando dal sacro al profano, ecco una salsina ultra veloce e ultra semplice il cui sapore ricorda la Liguria.  Sia chiaro: non ha nulla a che vedere con quella “originale” ligure che viene usata generalmente per condire i pansotti, nella quale è presente anche l’aglio e, credo, del pane per dare consistenza. No. Questa è una semplicissima cremina di noci e pinoli, con grana e olio di oliva, alla quale ho aggiunto del timo fresco, e con la quale ho condito delle trofiette risolvendo una cena improvvisata… in cinque, dico c-i-n-q-u-e, minuti! Se siete a corto di idee per la cena di San Valentino e avete poco tempo...voilà!
Trofie con salsa di noci, pinoli e timo
Ingredienti per due persone:
50 g di noci
1 manciata di pinoli
olio extra vergine di oliva
grana padano
sale
un paio di rametti di timo fresco
250 g circa di trofie fresche
Semplicemente, nella caraffa del minipimer frullare le noci e i pinoli, aggiungere olio extra vergine di oliva (a occhio, circa 3 cucchiai), qualche fogliolina di timo e un paio di cucchiaiate di grana grattugiato (se risulta troppo "denso" si può aggiungere un goccio di latte). Si dovrà ottenere una salsina abbastanza compatta. Nel frattempo lessare le trofie in acqua salata. Scolare le trofie e tenere da parte una scodella di acqua di cottura della pasta. Condire le trofie con la salsa di noci e qualche cucchiaiata di acqua di cottura della pasta, mescolare bene e servire completando con foglioline di timo fresco. That's it!


martedì 11 febbraio 2014

Torta di ricotta con mirtilli disidratati


Non è un caso che sul nostro blog ultimamente appaiano sempre dolci. Con questo clima monsonico tipico dell'Asia non si può pretendere un umore alle stelle. E in caso di tristezza meteoropatica cosa c'è di meglio che sentire il profumo di una torta in forno. Il rischio grave (oltre all'aumento del peso) è imitare la mamma di un caro amico d'infanzia. Riuniti a casa i compagni di classe per i compiti pomeridiani la signora Lidia si occupava della nostra merenda. I rari casi, per fortuna, in cui decideva di esibirsi in cucina la merenda saltava. L'impasto delle torte non arrivava mai alla teglia e tanto meno nel forno, veniva divorato tra una mescolata e un'aggiunta di zucchero. Quel poco che restava non era sufficiente a comporre una torta! Ho perso di vista la mitica signora Lidia, chissà se in questi anni è riuscita a completare almeno un dolce! Questa è una torta veloce da fare e ideale per la colazione. Io ho usato i mirtilli disidratati ma si può usare uvetta, cioccolato e altro a piacere.

Sonia



Torta alla ricotta con mirtilli disidratati

Ingredienti:

300 gr farina
200 gr zucchero
300 gr ricotta
3 uova
1 bustina lievito dolci
mirtilli disidratati
zucchero a velo
grappa (facoltativa)


Mettete le uova in una terrina, aggiungete lo zucchero e mixate bene il composto finché le uova non diventano spumose. Aggiungere la farina setacciata e poi la ricotta, se è necessario aggiungere un pò di latte per ammorbidire il composto. Aggiungete i mirtilli precedentemente ammollati in acqua e grappa per 15 minuti circa. Versare l'impasto in una teglia tonda unta e mettere in forno a 180° per 40 minuti.
Prima di servirla andrebbe lasciata un pò al caldo, come il panettone (magari sul calorifero). Cospargere con zucchero a velo.


Con questa torta partecipiamo volentieri al Contest "I dolci del cuore" della carissima Imma di Dolci a gogò:


venerdì 7 febbraio 2014

Torta di datteri all'inglese




Dopo la confessione sul cavolfiore (qui), ecco un altro "vegetale" che non mi ha mai fatto impazzire: il dattero. Sì, buonino. Ma anche no. Da quando però ho avuto l’occasione di mangiare i datteri freschi, durante un viaggio in Marocco di tanti anni fa, mi si è aperto un mondo: come non apprezzare un frutto così dolce e inebriante? A farmi ricordare il sapore di “quei” datteri è stata una torta che ho assaggiato di recente a casa genitori del mio amico Marco: beh…non ho potuto non chiedere subito a sua madre la ricetta (e la ringrazio molto per questa "dritta"). Squisita. “Pensa, me l’ha passata l’insegnante di inglese di mio figlio Andrea tanti anni fa…”. Si tratta infatti di una ricetta anglosassone, semplice e furba, che ho usato immediatamente per riciclare un bel po’ di datteri "secchini" avanzati dal periodo natalizio (e che con mio grande dispiacere avrebbero fatto una brutta fine: odio sprecare il cibo…). Questa torta mi è piaciuta sia per la colazione ma soprattutto per la merenda, servita con un po’ di crema pasticcera aromatizzata al limone: ci sta a meraviglia. E poi pensate: è senza zucchero. Ci pensano i datteri a zuccherare, of course…
(simona)

Torta di datteri all’inglese

Ingredienti:

500 g di datteri
1 cucchiaino di bicarbonato
1 pizzico di sale
2 tazze d’acqua
2 uova
3 tazze di farina
1 cucchiaino di burro
 
Sminuzzare i datteri e coprirli con 2 tazze di acqua bollente, il bicarbonato, il pizzico di sale e lasciar riposare fino a quando l’acqua sarà fredda. In una terrina sbattere le uova, aggiungere la farina e un cucchiaino di burro, mescolare e aggiungere i datteri freddi. Mescolare bene e versare il tutto in uno stampo da plum cake ricoperto di carta forno. Infornare a 170° e cuocere il dolce per circa un’ora, finché la superficie sarà scuretta.


 

martedì 4 febbraio 2014

Risotto con cavolfiore ai chiodi di garofano


Da bambina, lo odiavo. Letteralmente. Con il tempo abbiamo imparato a rispettarci a vicenda e oggi... è uno dei miei ortaggi preferiti. È lui, il l'odiato/amato cavolfiore. Che buono! Un vero e proprio comfort food. Comunque: può piacere o meno ma fa benissimo. Appartiene alla famiglia delle crucifere, è poco calorico, ricco di vitamina C, di potassio, ha effetto diuretico e proprietà antitumorali. Sono sempre alla ricerca di modi un po’ diversi per metterlo in tavola. L’altra sera, per esempio, un bellissimo cavolfiore biologico è finito in un risotto reso particolare dal profumo e dall’aroma pungente e pepato dei chiodi di garofano (googleando ho scoperto che sono un potente antiossidante: non si finisce mai di imparare…). Nota: ho servito questo riso con un vino interessante, il Patientia (Lazio Rosso IGP) di CantinAmena, una casa vinicola laziale nata agli inizi del secolo scorso ma di recente rinnovata da una nuova proprietà che ha dato vita proprio a questo vino, dal colore rosso granato, con piacevoli note di cacao e di liquirizia. Patientia è un vino composto per metà da uve Cabernet Sauvignon e per metà da uve Merlot raccolte manualmente e coltivate in modo biologico, senza diserbanti o pesticidi chimici. Abbinamento insolito ma a mio avviso equilibrato, che mi ha ricordato un contorno provato di recente a casa di amici: il cavolfiore stufato al vino rosso.
Simona



Risotto con cavolfiore ai chiodi di garofano


Ingredienti per 4 persone:


320 g di riso Carnaroli
1 cavolfiore bio
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 bicchiere scarso di vino bianco
burro
grana padano
chiodi di garofano in polvere
sale


Lessare il cavolfiore in acqua leggermente salata. Quando è pronto scolarlo, tenendo da parte l'acqua di cottura (da usare per preparare il risotto).  Frullare il cavolfiore con poca acqua di cottura, fino a ridurlo in crema. In una casseruola far sciogliere un piccolo pezzetto di burro e far tostare il riso, sfumare con il vino bianco, farlo evaporare e bagnare poco alla volta con il brodo. A metà cottura aggiungere il cavolfiore frullato e mescolare bene. Quando il riso è pronto aggiungere il concentrato di pomodoro. Mescolando bene. Togliere dal fuoco e mantecare con poco burro e un po’ di grana padano, aggiungere i chiodi di garofano in polvere e un pizzico di sale. Servire.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...