venerdì 31 maggio 2013

Gazpacho giallo


Mentre guardo in tv l'addio di Dario Fo a Franca Rame penso al dolore di perdere una persona con la quale hai condiviso una vita intera. Una mattina ti svegli e ti trovi solo all'improvviso perché l'altra metà della tua vita non c'è più. Mi fa un pò tristezza e un pò rabbia pensare che ormai è sempre più raro trovare coppie che stanno insieme per tanti anni. Quelle che conosco appartengono quasi tutte alla generazione che precede la mia, dove i sentimenti erano presi sul serio e i legami d'amore considerati sacri. Invidio molto chi ci è riuscito e chi ci sta riuscendo perché come dice Dario Fo anche se non esiste l'immortalità sarà sempre valsa la pena di vivere accanto alla persona amata.
Passo alla ricetta di oggi così magari i mille pensieri ritornano al loro posto. Non è certo il piatto ideale per questo periodo ancora troppo freddo, ma dopo le varie maratone culinarie dei giorni passati e in attese di quelle future avevo voglia e bisogno di qualcosa di sano e "rinfrescante". Per questo gazpacho ho usato i datterini gialli al posto del solito pomodoro, approfittando dell'ultima confezione che avevo a disposizione. L'aggiunta dell'ananas ottimo "drenante" addolcisce il tutto ma con il tabasco si riesce ad equilibrare di nuovo il gusto e dare un bel  tocco particolare. Per qualche giorno come già annunciato saremo in trasferta a Vico Equense ma non spariremo del tutto...
(Sonia)



Gazpacho giallo


Una confezione datterini gialli 210 gr circa di "Così com’è"
2 fette di ananas
sale
olio
tabasco


Frullate i pomodorini e l'ananas aggiungendo un pò di olio. Solo alla fine, ottenuta la consistenza voluta aggiustate di sale e aggiungete qualche goccia di tabasco. Buono freddo ma anche a temperatura ambiente.


mercoledì 29 maggio 2013

Tonno allo zenzero e Milano Matsuri


Durante una delle poche giornate tiepide di sole si è svolta domenica a Milano la prima edizione di Milano Matsuri (tradizionale festa popolare giapponese che celebra l’armonia tra uomo ambiente e folclore attraverso il cibo e il divertimento). Nel bellissimo giardino zen del ristorante Finger's Garden, la cucina giapponese è stata la protagonista assoluta di questa prima edizione grazie agli chef dei ristoranti: Poporoya, Shiro, Osaka, Finger’s, Finger’s garden, J’s Hiro, Higuma e Zero. Durante la giornata si potevano assaggiare le specialità  tipiche sia dolci che salate ed assistere ad alcuni show cooking. Ospite sul palco con lo staff del Finger’s lo chef Claudio Sadler che vanta una lunga esperienza nel Sol Levante e che durante la preparazione del “Tonno tonnato” (di cui avevamo già parlato qui ) ha sottolineato ancora una volta quanto sia importante il rispetto per la materia prima. A seguire una “fiorita rappresentazione” dello staff del Finger’s (definita così da Sadler per l’oggettiva difficoltà dei ragazzi a spiegare in Italiano un piatto complesso e ricco di ingredienti giapponesi). Per un attimo mi è sembrato di avere di fronte il mio amico giapponese Hiro che vive in Italia da più di 12 anni e ancora mi regala momenti di ilarità assoluta: mi archivio tutte le sue mail e nei momenti tristi mi basta rileggerle! Detto questo non oso immaginarmi nel tentativo di imparare il giapponese! Di grande effetto nel tardo pomeriggio la cerimonia della vestizione del Kimono con tessuti raffinati  e quella del tè sempre di grande interesse. 

Da sinistra: Okabe-Sadler © Francesco Mion

Per rimanere in argomento, non un piatto giapponese ma un ingrediente molto usato in questa cucina: il tonno.
(Sonia)




Tonno con glassa di zenzero e peperoncino


Ingredienti per due persone:

2 fette di tonno
1 peperoncino
1/2 bicchiere scarso d’acqua
1 pezzetto di zenzero
2 cucchiaini di zucchero
mezzo limone
insalata
coriandolo fresco
1 cetriolo
olio


Mettete in un pentolino l’acqua, lo zucchero , il succo di mezzo limone, il peperoncino tagliato a pezzi e lo zenzero a fettine. Fate bollire finché non si scioglie lo zucchero poi spegnete. Nel frattempo in una padella cuocete il tonno con un goccio di olio e un po’ di sale. Preparate l’insalata aggiungendo il cetriolo tagliato a julienne, e le foglie di coriandolo. Servite il pesce aggiungendo la glassa di zenzero e l’insalata che potrà essere condita solo con olio o con la glassa. Dosate zenzero e peperoncino secondo la vostra tolleranza al piccante!

lunedì 27 maggio 2013

Caprese al limoncello




Se c’è una cosa che mi consola, oggi, a parte il sole, è sapere che lunedì prossimo saremo al mare: se il tempo ce lo concederà saremo in spiaggia se andrà “male” saremo in qualche ristorantino della costiera, magari a Sorrento o a Sant’Agata dei Due Golfi o a Cetara… Che sogno. Comunque vada, un lusso. Anche perché sarà un weekend tra amiche (cinque, per la precisione): indipendentemente dal tempo che farà, questa cosa non ha prezzo! Per calarci nel mood della costiera amalfitana, niente di meglio di una dolcissima Caprese, la celebre torta campana (che io adoro) ma questa volta in una particolare versione al limoncello, per celebrare la splendida limonaia sul mare che ci aspetta a Vico… Questa ricetta me l’ha passata mia mamma: prevede un po’ di farina (so che la Caprese “originale” non ne ha) ma è senza burro, senza cioccolato bianco e ha un profumo di limone e una morbidezza da…perderci la testa! Dimenticavo: se invece vi va di provare la Caprese classica, qui trovate la ricetta (mitica) di Lydia.
(simona)

Caprese al limoncello

Ingredienti:

250 g di farina di mandorle
40 g di farina
150 g di zucchero
5 uova piccole
2 limoni bio
1/2 bicchiere di limoncello
zucchero a velo

Montare a neve gli albumi con 2 cucchiai di zucchero. A parte montare i tuorli con lo zucchero rimasto fino ad ottenere un composto spumoso, aggiungere le mandorle in polvere, la farina bianca, il mezzo bicchiere di limoncello, la scorza grattugiata dei limoni e mescolare bene. Aggiungere anche gli albumi a neve mescolando molto delicatamente. Rivestire una teglia di carta forno inumidita, versare il composto e cuocere in forno caldo a 160 gradi per 40 minuti. Sfornare, far raffreddare e spolverizzare con abbondante zucchero a velo.


sabato 25 maggio 2013

Gallette di riso giallo e baccalà


Cosa posso raccontarvi in questa tristissima giornata di autunno inoltrato? Per esempio che ho ripreso dall'armadio cappotti e maglioni che erano già stati in tintoria. Che ho un fastidioso raffreddore che neanche in inverno ho avuto. Che i miei fiori primaverili sbocciati da tempo stanno marcendo sotto l'acqua e la mia pianta di limoni avrebbe bisogno di un pò di sole. Che il mio umore è sotto i piedi. Ma la cosa che mi preoccupa di più  sono le previsioni del tempo a lungo termine che non lasciano sperare niente di buono. Ed io, anzi noi siamo in partenza per la festa di Gennaro Esposito a Vico Equense di cui abbiamo già parlato qui. Mi piacerebbe ritrovare l'atmosfera dell'anno scorso ne ho davvero bisogno e questo comprende giornate di sole in riva al mare e tramonti mozzafiato! Comunque manca ancora una settimana esatta e tutto può succedere. Anche la mia cucina è ritornata un pò indietro con i mesi. Un bel risotto allo zafferano per riscaldarmi che si può trasformare in gallette finger food con l'aggiunta di un filetto di baccalà. Si accompagnano bene con degli asparagi conditi con olio e limone oppure così da soli da gustare come comfort food davanti alla televisione con rigorosa coperta di lana. Che tristezza!
(sonia)


Gallette di riso giallo e baccalà
(preso da Elle a table e modificata)

Ingredienti
(prima di fare le gallette ho mangiato un pò di risotto così quindi mi risulta difficile dirvi il numero esatto di gallette.. comunque non meno di 15)

250 gr di riso carnaroli
1 bustina di zafferano
2 filetti di baccalà 
olio
cipolla
sale


Procedete normalmente per fare il risotto, io in questo caso ho fatto soffriggere la cipolla, ho aggiunto il riso per farlo tostare e poi ho continuato con acqua salata al posto del brodo.  Nel frattempo ho tagliato a pezzetti il baccalà e l’ho cotto al vapore. Quasi al termine della cottura del riso ho  aggiunto lo zafferano e il baccalà. Ho fatto intiepidire il riso, poi con l' aiuto di un coppa pasta o  qualsiasi forma rotonda ho fatto delle gallette rotonde  sulla placca ricoperta da carta forno. Mettete in forno a 180° per circa 15/20 minuti finché non si forma una piccola crosticina. 


giovedì 23 maggio 2013

Torta con noci di Macadamia al limone (senza uova né latticini)




Oltre al food, ai viaggi e alla fotografia, un’altra passione che accomuna me e Sonia è quella per il cinema. Una delle nostre serate-tipo preferite, soprattutto in inverno, è la classica abbinata aperitivo-cinema. Da qualche anno a questa parte, in questo periodo, seguiamo un corso di cinema splendido, curato dal mitico Carlo Gustavo Cesaretti: un balsamo per il cervello. Abbiamo seguito monotematici dedicati a grandi registi (Kubrick, Hitchcock…) ma anche corsi a tema (i nostri preferiti, per esempio sugli Anni Sessanta, sulla fantascienza, su Almodovar e i grandi provocatori…). Adesso è la volta degli degli anni 70’, anzi di un anno preciso: il 1978. Inutile dirvi che il corso è bellissimo: intelligente, originale e pungente, Cesaretti presenta, attraverso spezzoni di film (ma anche musiche e trasmissioni tv) la particolarità di quello strano e complicato anno. Già, perché proprio il 78? Lo lasciamo spiegare a Cesaretti in persona: “A volte, per cogliere l’essenza di un intero periodo storico, può essere più opportuno concentrarsi su un ristretto lasso di tempo, magari un anno soltanto. Questo, soprattutto, se il periodo è quel mondo infinito che (a tutti i livelli) furono gli anni Settanta e se l’anno in questione è un anno folle e densissimo come fu l’incredibile 1978. L’elenco  dei  fatti  che  avvennero e le loro risonanze nel prima e nel dopo sarebbe lunghissimo, dall’agguato ad Aldo Moro al nuovo Papa Wojtyla, ai Mondiali di calcio  nell’Argentina di Videla, all’elezione di Pertini, la legge sull’Aborto, ecc. Il cinema, in tutto questo, è come al solito il principale punto di riferimento, innanzitutto tramite i film che apparvero proprio in quell’anno (…). Cercheremo di sottolineare quanti aspetti di quel 1978 siano ancora  nostri  contemporanei, nonostante i 35 anni ormai trascorsi”.  Fa davvero impressione realizzare quante cose accomunano quel periodo con quello che stiamo vivendo… E questo lo affronteremo ancora più chiaramente con l’ultima lezione: anche attraverso Gaber, Rino Gaetano e altri brani d’epoca, vedremo come in Italia si suoni sempre (purtroppo) la stessa canzone... E al termine della lezione, festeggeremo la fine del corso, come da tradizione, con un buffet di torte e dolcetti. Torna tutto, no?

Torta con noci di Macadamia al limone

(senza uova né latticini)

Ingredienti:

170 g di farina 00
50 g di fecola di patate
250 ml di latte di soia
150 g di zucchero integrale bio 
3 cucchiai di olio di riso
estratto naturale di vaniglia (liquido)
mezza bustina di lievito
10/12 noci di Macadamia
5/6 cucchiai di fiordifrutta Limoni Rigoni di Asiago
sale

Mescolare in una ciotola la farina, la fecola , lo zucchero e il lievito. Aggiungere il latte di soia, l’olio, le noci di Macadamia spezzettate grossolanamente, l’estratto di vaniglia (un cucchiaino circa) e mescolare con cura. Aggiungere cinque o sei cucchiaiate di marmellata ai limoni, mescolando leggermente (non deve incorporarsi completamente). Versare l’impasto in una tortiera in silicone (oppure in una tortiera foderata con carta forno inumidita) e cuocere in forno caldo a 180° per 40 minuti circa.


martedì 21 maggio 2013

Piccolo tour di pasticcerie parigine












Ormai è passato un mesetto dal nostro splendido weekend à Paris. Non è facile raccogliere in modo ordinato i nostri appunti di viaggio: questa volta siamo state a spasso per la Ville Lumière in totale libertà (tra deliziosi negozi e piazzette romantiche, luoghi del cuore e piacevoli scoperte) armate solo di indirizzi di bistrot, pasticcerie e bar à vins: un vero e proprio “dossier”, frutto di un lavoro di mesi, tra segnalazioni di amici parigini, amici buongustai, riviste e ritagli. Come vi abbiamo già anticipato, il filo conduttore di questo weekend lungo a Parigi è stato il cibo. Doveroso cominciare, a nostro avviso, dalle pasticcerie: eh sì, i francesi in questo campo hanno una marcia in più (dobbiamo ammetterlo) frutto di un’altissima tradizione, con un’attitudine particolare a creare dolci originali, con consistenze insolite e abbinamenti fuori dagli schemi. Chapeu. Partiamo da quel  capolavoro di bontà che è il Croissant Ispahan di Pierre Hermé (che avevamo già osannato in questo post): è un’esperienza mistica, un’unione voluttuosa tra la sfoglia perfetta del croissant e la confettura cremosa all’Ispahan (lampone, rosa e litchi), con quel velo di glassatura e quei confettini alla rosa… Da urlo. Li sognavamo da mesi. Abbiamo comprato i croissant nella “boutique” di Pierre Hermé in Rue Bonaparte il pomeriggio per la colazione del giorno dopo: la tentazione di azzannarli prima è stata fortissima ma il risveglio è stato splendido (ci credete?), con il vantaggio che abbiamo potuto ululare di soddisfazione nella nostra casetta di rue Chapon, in santa pace, in pigiama, davanti a un tè: il massimo della vita.






Pierre Hermé
72, rue Bonaparte – 75006 Paris
Tel. + 33 1 43 544777
http://www.pierreherme.com/


Entrare nella Pâtisserie des Rêves di Philippe Conticini (un nome che è tutto un programma…) fa comprendere che a Parigi, con l’arte della pasticceria, non si scherza. Qui i dolci sono esposti sotto campane di vetro, come delle opere d’arte. 



La cosa sorprendente è che questi capolavori non sono solo bellissimi ma anche molto, molto buoni (e questo non è scontato…) e (incredibilmente!) non sono delle bombe caloriche ma risultano persino… leggeri. Magia? No, solo un uso magistrale degli ingredienti, senza “barare” con panne e creme per “arricchire”. Tecnica pura. La Pâtisserie des Rêves propone dolci della tradizione rivisitati in chiave moderna: restiamo incantate dalla mille-feuilles (con quella pasta sfoglia caramellata e la crema pasticcera alla vaniglia…)




 e dal Paris-Brest e abbiamo ancora in mente il sapore di una tortina al limone con crema pasticcera e mandorle e di un dolce alla vaniglia e lime che ha vinto il nostro (personalissimo) premio: un bijoux! Siamo entrate nella Pâtisserie des Rêves, abbiamo scelto un dolce a testa e ce li siamo gustati à la maison per merenda. Quel pomeriggio di coccole resterà un momento indimenticabile.









93, rue du Bac
75007 Paris
http://www.lapatisseriedesreves.com/


Una bellissima scoperta è stato Hugo&Victor. Avevamo letto in un articolo di qualche tempo fa che il miglior Financier di Parigi, nel 2011, secondo Figaroscope, era quello proposto da questa sciccosissima pasticceria, regno dello chef pâtissier “triplement étoilé” Hugues Pouget. Eravamo in imbarazzo nella scelta e alla fine abbiamo optato per uno strepitoso Hugo chocolat, un cremoso al cioccolato con zeste di limone verde, ganache al gianduia e fave Tonka su una base di biscotto al cioccolato.



Hugo&Victor
40 bd Raspail 75007 Paris
Tel. 
+ 33 1 44 39 97 73
http://www.hugovictor.com/

sabato 18 maggio 2013

Miglio con feta marinata


Io amo le cucine di ogni parte del mondo ma se proprio dovessi fare una classifica metterei al primo posto la cucina del Medioriente. Intendo dire quella tipologia di piatti che accomuna molti paesi come la Grecia, Turchia, Libano, Marocco e Israele. Ci sono spezie, tante verdure, pane buonissimo e salsine gustose, non manca la carne e anche il pesce è presente. Ho avuto la piena conferma quando ho avuto tra le mani il libro di Yotam Ottolenghi e Sami Tamimi: Jerusalem. Avevo già visto su alcuni blog amici delle ricette tratte da questo volume ed è per questo che l'ho voluto fortemente. Le foto sono strepitose e rivedere alcuni angoli di Gerusalemme è stato molto emozionate. Proprio di recente ho respirato quell'atmosfera particolare grazie ad una cena presso il  Re Salomone ristorante di cucina ebraica kosher di Milano. Nel menu si trovano tante proposte della tradizione ebraica provenienti da Israele, Egitto, Libano, Persia e Siria. Noi siamo state accolte dal gentilissimo David che ci ha trasportato con i suoi racconti in quel mondo culinario fatto anche di normative. Infatti  per essere definito casher il cibo deve essere adatto e consumato secondo determinate regole che riguardano in maggioranza il consumo della carne. Gli antipasti sono tra i miei preferiti, tanto che perdo il controllo e  mi sazio prima di arrivare alla portata successiva: hummus, babaganoush, falafel, samusek e tabule. Ottima anche la sofra, un dolce di semola, pinoli uvetta e mandorle. Abbiamo bevuto anche uno shiraz israeliano, che viene controllato da un Rabbino in tutti i suoi passaggi e per finire un liquore al cioccolato e arancia. Ma la mia grande e graditissima sorpresa è stata ritrovare la birra Goldstar da cui non riuscivo a staccarmi durante la mia vacanza in Israele. Sarebbe ottima per accompagnare questo piatto che ho scelto dal libro citato, ho cambiato la ricetta in base agli ingredienti disponibili pur mantenendo i principali. 
(sonia)


Via Sardegna 45
20146 Milano
Tel 02/4694643



Miglio con feta marinata

Ingredienti per 4 persone:

200 gr di miglio (orzo, farro..)
olio
sedano
1 cipollotto
timo
paprika
scorza di un limone
una lattina di pomodorini pelati
500 ml di brodo vegetale
semi di coriandolo
300 gr di feta
origano
sale

Mettete un pò di olio in una padella, con qualche pezzetto di sedano e il cipollotto dopo 5 minuti aggiungete il miglio, il timo, la paprika, la scorza del limone, i pomodorini, il brodo e un pizzico di sale. Cuocete per circa 25/30 minuti a seconda delle indicazioni delle confezioni. Nel frattempo sbriciolate la feta, fate scaldare i semi di cumino in una padella e schiacciateli, aggiungeteli al la feta insieme ad un pò di olio e mescolate bene con le mani. Quando il miglio è pronto (deve rimanere un pò cremoso) dividetelo nei piatti e aggiungete la feta marinata.





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