lunedì 29 aprile 2013

Orzo con pesto di noci e spinaci




Bistrot, profumi, pâtisserie, libri, Pierre Hermé, fiori, taramà, Marais, mille-feuilles, ciotoline, piattini, libri, bar à vins, Hugo&Victor, kyr royale, financier, rabarbaro. Di ritorno da un weekend bucolico à Paris, davvero non saprei da che parte cominciare per raccontare tutto quello che abbiamo vissuto in quattro giorni spensierati nella capitale del gusto (in tutti i sensi). Cinque amiche con molte passioni in comune, tra tutte quella per la Ville Lumière, per il buon cibo e il buon vino, la curiosità di scoprire (e di assaggiare), lo shopping in piccole e deliziose boutique. Questa volta niente mostre, niente musei (solo un occhio volante alle splendide fotografie del Tour de France, esposte sulle cancellate dei Giardini del Lussemburgo). Solo una full immersion di passeggiate per la città…là dove ci ha portate il cuore (e, per onestà, dove vi ha indirizzate il “dossier” di indirizzi di ristoranti, bar à vins e pasticcerie, frutto di un lavoro di mesi, tra segnalazioni di amici parigini, amici buongustai, riviste e ritagli…). Sì, lo sappiamo: siamo delle pazze! Così, tra quartieri nuovi e ritrovati, piazzette mai viste, scorci romantici, negozi incantevoli, luoghi del cuore e piacevoli scoperte, il filo conduttore di questo weekend lungo a Parigi è stato il cibo. Non tutto è stato all’altezza delle nostre aspettative ma ci sono alcuni posticini che ci sentiamo di consigliarvi a occhi chiusi. Ma non adesso…prima dobbiamo mettere ordine tra le foto, gli appunti e i bigliettini da visita. In attesa del nostro resoconto parigino, alla luce delle migliaia di calorie che hanno caratterizzato questi giorni, oggi un piatto leggero, velocissimo ma comunque sfizioso…per non farsi deprimere dal rientro e soprattutto da questa pioggia odiosa…
simona

Orzo con pesto di noci e spinaci

Ingredienti per 3:
210 g di orzo
100 g di spinacino novello e rucola
50 g di noci
50 g di mandorle
1/2 pera
olio extra vergine di oliva
pepe

Lessare l’orzo in acqua bollente leggermente salata. Preparare il condimento frullando la rucola, lo spinacino, le mandorle, le noci, la pera a dadini, olio e pepe fino a ottenere un composto abbastanza cremoso. Condire l’orzo con il pesto e spolverare a piacere con grana grattugiato.

mercoledì 24 aprile 2013

Cuore tenero fragole e cioccolato



Fragole e cioccolato. Ogni volta che penso a questo binomio mi torna sempre in mente il bellissimo film cubano “Fragola e cioccolato” (vincitore dell’Orso d’Argento al Festival di Berlino nel 1994). Lo avete visto? Quando sono stata a Cuba per la prima volta, poco dopo l’uscita del film, avevo chiare in mente certe immagini della città, certi scorci, certi interni che poi ho realmente ritrovato nell’atmosfera unica (sottolineo unica) e agrodolce che si respira a L’Avana, in particolare nella zona coloniale e magica dell’Avana Vecchia, la parte più antica. Una scena che mi è rimasta impressa, nel quartiere Vedado, è l’immagine delle decine e decine di persone pazientemente in fila per comprare il gelato alla gelateria Coppelia, che con il parchetto che la circonda è un po’ il cuore pulsante di quel quartiere. Tra l’altro la gelateria la si ritrova anche in qualche immagine del film. Qualcuno mi ha raccontato che alcune scene di “Fragola e cioccolato” sono stata girate anche a “La Guarida”, un ristorante cubano verace che mi era piaciuto moltissimo (purtroppo la memoria non mi assiste e sinceramente…non saprei più nemmeno arrivarci!). Che voglia di tornare a Cuba: ci sono stata tre volte e sono stati tre viaggi completamente diversi l’uno dall’altro… Tutta questa divagazione cubana introduce il mio Cuore tenero alle fragole e cioccolato, un dolce che adoro nonostante il “duetto” in questione (fragole e cioccolato) non sia certamente uno dei miei preferiti. Si tratta di una rivisitazione personale di una ricetta addocchiata su Cucina Moderna mesi fa. Queste dosi sono perfette per la mini tortiera a cuore apribile e antiaderente della linea Delicia di Tescoma (11 x 11 cm). Una seria raccomandazione: che non vi venga in mente di assaggiare l’impasto prima di infornarlo…Non fatelo…è talmente buono che rischia di finire a cucchiaiate in un nanosecondo! Io vi ho avvisati… Detto questo, buon ponte a tutti: noi “carambole” siamo in partenza per Parigi, pronte a consolarci in bistrot e affini in caso di cattivo tempo! Au revoir!!!!
(simona)

Cuore tenero fragole e cioccolato

Ingredienti:

50 g di cioccolato fondente
40 g di burro (più una noce)
50 g di zucchero integrale bio
40 g di farina
1 uovo
100 g di fragole

Per la crema:
1 tuorlo
1 cucchiaio di zucchero integrale bio
1 cucchiaio di farina
circa mezzo bicchiere di latte

Lavare accuratamente le fragole e tagliarle a pezzetti. Far sciogliere in un pentolino il cioccolato fondente con il burro, mescolando sempre. Lasciar raffreddare. Aggiungere la farina, lo zucchero integrale bio (tranne un cucchiaio, che va aggiunto alle fragole tagliate) e l’uovo e mescolare energeticamente fino a ottenere un composto liscio e morbido. Imburrare lo stampo e mettere della carta forno sul fondo (ritagliandola a forma dicuore). Tagliare le fragole a pezzetti e versatele sul fondo dello stampo (sopra la carta) in uno strato compatto (tenetene da parte qualche pezzo più grosso per la decorazione oltre al succo che si sarà formato, che servirà per la crema).
Versare il composto di cioccolato sulle fragole e infornare a 180° per 12 minuti (si deve formare una crosticina in superficie ma il cuore deve risultare morbido e umido). Intanto preparare la crema: mescolare zucchero e tuorlo, aggiungere la farina e, poco alla volta, il latte. Mettere sul fuoco qualche minuto, finché la crema diventa un po’ densa, sempre mescolando. Quando la crema si sarà raffreddata, aggiungere un paio di cucchiai di succo di fragole (che avrete tenuto da parte) e mescolare bene (la crema deve diventare rosa). Sformare il cuore su un piattino, versare la crema rosa sulla superficie del dolce e decorare con qualche pezzo di fragola.



martedì 23 aprile 2013

Pizza bianca al rosmarino con farina integrale


Solo poco tempo fa ero qui a parlarvi della mia passione per The Voice e la Carrà, oggi  non resisto e faccio di nuovo outing: In Treatment mi provoca assuefazione. Il che potrebbe sembrare che passo tutto le mie serate incollata al televisore. Nei giorni di pioggia è verosimile. Non so chi di voi segue questa serie televisiva: vi avviso è contagiosa. Ogni sera per mezz'ora (il tempo giusto) vediamo  sedute di psicanalisi a personaggi diversi dove l'analista (Sergio Castellitto) rimane fisso. A parte la mia passione per la psicologia, i comportamenti umani e l'autoanalisi, a parte la regia di Saverio Costanzo e la buona recitazione di tutti gli attori penso che il vero plus di questa trasmissione sia il fatto che ognuno di noi può riconoscersi in qualche storia o parte di essa. Io molto spesso gioco all'allegro psicologo, cerco di indovinare la domanda che verrà fatta o di trovare la spiegazione ad ogni situazione. Forse tra un pò dovrò andare in analisi io. Ieri sera per accompagnare la puntata al rientro dalla nuotata in piscina, mi ha fatto compagnia la buonissima focaccia di cui vi parlo oggi. Si tratta della pizza bianca di Anice e Cannella che  ho trasformato in semi integrale. Accompagnata da qualche fetta di mortadella, come si suol dire è la morte sua! A proposito visto che trovo molte ricette che mi piacciono con il lievito di birra, mi piacerebbe sapere se dovessi usare il lievito madre quanto ne devo usare, qual'è il rapporto tra i due tipi di lievito? Esiste una regola?



Pizza bianca al rosmarino

Ingredienti:

300 gr di farina Petra 1
100 gr di farina Petra 9 (integrale)

300 ml di acqua
16 gr di olio
8 gr di fiocchi di patate (quelli per fare il purè istantaneo)
5 gr di sale 
5 gr di  miele 
8 gr di lievito di birra
poco sale grosso pestato
olio evo

Procedimento:
Mettere la farina e i fiocchi di patate in una grossa ciotola e versare una parte dell'acqua, 200 ml, dove si è precedentemente fatto sciogliere per 10' il lievito e il miele.

Impastare un poco con le mani, poi aggiungere i restanti 100 ml di acqua pian piano, il sale e per ultimo l'olio. Impastare bene a mano finché gli ingredienti non sono ben amalgamati.
Si lascia lievitare nel forno spento con luce accesa finché l'impasto non triplica.
Appena l'impasto ha raggiunto la giusta lievitazione, lo si rovescia sulla tavola ben infarinata e con le mani ben infarinate o unte d'olio, si fanno le pieghe di Adriano quelle del primo tipo.
Si divide ora l'impasto in due pezzi.
Per ogni pezzo fare di nuovo le pieghe.
Prendere ora i lembi della pasta e tirarli verso il centro.
Rovesciare a questo punto l'impasto da sopra in sotto, in modo che la parte con i lembi tirati, vada a posarsi sulla spianatoia.
Lasciar riposare i pezzi circa 15'/20' coperti con un panno bagnato e strizzato.

Poi, con le mani unte d'olio, si stende l'impasto in due teglie tonde di circa 20 cm. ben unte d'olio evo e si spolvera con poco sale grosso pestato e rosmarino.
Si versa olio evo a filo, e con le dita affondare l'olio nell'impasto cercando di fare delle fossette, ma facendo la massima attenzione a non schiacciare le bolle che, se tutto è andato a dovere, si formeranno.

Si lascia lievitare in teglia ancora 20' circa.

Nel frattempo accendere il forno alla max temperatura e ventilato, e infornare fino a che la pizza è bella dorata.





giovedì 18 aprile 2013

Risotto con finocchio, robiola e pera all’anice



Una delle tendenze food più gettonata dagli chef, nell’ultimo periodo, è indubbiamente quella di “sorprendere” il palato dei commensali utilizzando verdure nei dessert e frutta in primi e secondi. Il ventaglio di possibilità è infinito e spesso regala sorprese molto piacevoli ed esperienze interessanti.  Detto fra noi, questo “giochino” ci piace molto (ne avevamo già parlato nel post sulla Torta rovesciatacon mele e lenticchie): del resto, la sperimentazione in cucina è il nostro passatempo preferito. I risotti sono probabilmente il piatto più semplice da personalizzare con frutta e verdura: dalle fragole alla mela, dai piselli al radicchio…se ne vedono davvero, è il caso di dirlo, di tutti i colori! Dopo il Risotto ananas e gorgonzola piccante è la volta della pera, finita dritta dritta in questo risotto insieme al finocchio, alla robiola di Roccaverano (che buona…) e a un tocco di anice. Un esperimento riuscito, che permette di sfruttare gli ultimi scampoli di stagionalità di pere e finocchi. L’uso dell’aceto nella mantecatura è un “trucchetto” imparato da Davide Oldani che, devo dire, regala al riso una piacevole nota.
Simona


Risotto con finocchio, robiola e pera all’anice

Ingredienti per 2 persone:

160 g di riso Carnaroli
1 finocchio
1 pera piccola
100 g di Robiola di Roccaverano
5 ml di aceto bianco
mezzo bicchiere di liquore all’anice
sale
noce moscata
olio extra vergine di oliva

Mondare il finocchio e lessarlo in acqua bollente leggermente salata (conservare l’acqua di cottura del finocchio poiché si utilizza al posto del brodo per cuocere il riso). Frullare il finocchio con il minipimer e tenerlo da parte. In una casseruola far tostare il riso, sfumare con il liquore all’anice, far evaporare e bagnare poco alla volta con l’acqua nella quale è stato cotto il finocchio. Portare a cottura e 5 minuti dalla fine aggiungere anche la pera tagliata a piccoli pezzetti e la crema di finocchio. A cottura ultimata togliere dal fuoco e mantecare con la Robiola a pezzetti e l’aceto, regolando di sale. Servire profumando con una grattata di noce moscata.

martedì 16 aprile 2013

Pollo alla marocchina


Ogni volta che facciamo una gita fuori porta diretti alla Locanda Mariella c'è una tappa obbligatoria e fondamentale. Si tratta del negozio Val Baganza in Tavola di Calestano (Pr). Carni ottime, salumi, formaggi, vini, pasta e molto altro di buona qualità. Il proprietario ormai ci riconosce pur vedendoci poche volte l'anno (purtroppo). Sa che siamo ospiti di Mariella e soprattutto sa che quando arriviamo da lui mettiamo a ferro e fuoco il negozio. Immaginatevi un tranquillo sabato pomeriggio nella provincia di Parma la clientela affezionata abituata a ritmi rilassati. All'improvviso arrivano dal nulla 8/10 milanesi scatenati che si contendono pezzi di culaccia e mortadelle. Il proprietario si deve dedicare a noi completamente per riportare l'ordine stabilito. E noi usciamo sempre con il sorriso. Durante l'ultima visita avevo deciso di provare un pollo. Uno vero diciamo, bello ruspante e saporito. Vi dico solo che pesava più di 3 kg, aveva un petto così grande che ne abbiamo ricavato 8 fettine! Con qualche pezzo ho provato questa ricetta che ho preso dal bellissimo libro In cucina con Gordon Ramsay della Sperling & Kupfer. In realtà nella versione originale c' era l' agnello ma io l'ho adattata alle mie esigenze. La ricetta è semplice e il profumo di spezie che invade la cucina è  quasi magico! Quelle che vedete nella foto non sono olive nere (per un attimo ho dubitato anch'io di averle messe senza accorgermi) ma è l'uvetta (formato gigante) comprata in Turchia.
Sonia 



Pollo alla marocchina (ricetta modificata)


Ingredienti per 2 persone



Pollo a pezzi (calcolate almeno 2 pezzi a testa)
olio
1 cipolla
un pezzetto di zenzero
stimmi di zafferano (o in polvere)
coriandolo
cumino
peperoncino
cannella
concentrato di pomodoro
1 o 2 patate
uvetta
1/2 litro di brodo
sale pepe
menta

Scaldate l’olio e fate rosolare i pezzi di pollo per circa 5 minuti. Togliete i pezzi di pollo dalla padella con il  liquido, aggiungete la cipolla tagliata sottile e tutte le spezie. Quando iniziano ad emanare profumo aggiungete un cucchiaio circa di concentrato di pomodoro, le patate tagliate a dadini, il pollo, l’uvetta e un po’ brodo. Fate andare a fuoco basso scoperto per 1 ora e 1/2 circa. Quando il sugo si asciuga aggiungete pian piano dell'altro brodo, ma se si asciuga troppo coprite con il coperchio. Ottimo accompagnato da riso basmati ma anche una buona fetta di pane per raccogliere il sugo non guasta.

domenica 14 aprile 2013

Treccine all'uvetta



Non so voi ma per me la colazione del weekend è un momento irrinunciabile: sono felice di alzarmi e di sapere che sul tavolo della cucina c’è qualcosa di particolare ad attendermi. Da quando ho il lievito madre, poi, ho ovviamente una predisposizione “naturale” verso brioche&affini. Che goduria! Passata l’ansia iniziale legata alla gestione e al rinfresco del “piccolino”, devo ammettere che per me è diventato un ottimo antistress: ritrovarmi con le mani in pasta per rinfrescarlo, rivitalizzarlo e utilizzarlo mi permette si staccarmi da tutto e da tutti e di concentrarmi sugli esercizi di matematica legati ai pesi di acqua e farine, con proporzioni e frazioni annesse (e credetemi: per me che sono veramente una schiappa in queste tematiche…significa durissima concentrazione!). La chicca di questo weekend sono queste treccine all’uva: buonissime e leggerissime (hanno pochissimo burro, quasi zero…), restano soffici a lungo. La ricetta l’ho pescata dal numero di dicembre 2012 di Alice Cucina.
Simona
 
Treccine all’uvetta
 
Ingredienti:
 
500 g di farina manitoba
275 g di acqua
150 g di lievito madre (oppure 12 g di lievito di birra)
100 g di uvetta sultanina
1 uovo
1 cucchiaino di miele
50 g di burro
10 g di sale
1 tuorlo
2 cucchiaini di latte
 
In una ciotola stemperare il lievito madre (rinfrescato la sera prima) nell’acqua tiepida, unire la farina setacciata e iniziare a lavorare gli ingredienti. Chi usa il lievito di birra dovrà semplicemente scioglierlo in acqua tiepida e unirlo alla farina). A metà impasto aggiungere il sale, l’uovo e, per ultimi, il miele e il burro. Unire poi l’uvetta e amalgamarla all’impasto. Formare un panetto, metterlo in una ciotola unta di olio e farlo lievitare, coperto, finché raddoppierà il suo volume. Spezzare l’impasto in parti uguali, formare dei rettangoli, fare tre tagli lasciando la parte superiore (il bordo alto) unita. Formare delle treccine, disporle in una teglia rivestita di carta forno, spennellarle con un po’ di tuorlo diluito con il latte e un pizzico di sale. Far lievitare a temperatura ambiente. Spennellare ancora le treccine con il tuorlo e far cuocere in forno già caldo a 200°, ponendo una ciotolina di terracotta piena di acqua sul fondo del forno per mantenere l’umidità. Circa 10 minuti di cottura dovrebbero essere sufficienti (i tempi dipendono dalla pezzatura: per trecce da 30 g ciascuna occorrono una decina di minuti). Sfornare, lasciar raffreddare e servire.

giovedì 11 aprile 2013

Panforte con capesante e crema di formaggio


Ieri sera dopo due eventi di lavoro sono andata a cena con alcuni colleghi. Sono persone che frequento solo  in ufficio quindi non c'è una vera amicizia. Non conosco i loro interessi e loro non conoscono le mie passioni. Abbiamo parlato di tante cose con inevitabili scivolate sul lavoro (purtroppo) ma il gran finale si è attestato sull'argomento cucina. Per una sera ho ascoltato senza intervenire troppo e senza svelare la mia forte passione per cibo, ristoranti e ristoratori...ero molto stanca. E' stato però  utile e divertente capire cosa ne pensano le persone attorno a me del fenomeno del momento di cui io inevitabilmente faccio parte. Ebbene, tutti si lamentavano del fatto che ormai invitare a cena  o essere invitati stia diventando uno stress da performance. Se non prepari almeno un piatto da stella Michelin sei uno sfigato, se non annusi il bicchiere di vino commentando con sicurezza sei il re degli ignoranti! E preoccupati si chiedevano se esistesse ancora qualcuno in grado di preparare una bella cotoletta, il classico arrosto con le patate delle mamme o semplicemente una divina pasta con il pomodoro. Ho ascoltato le lamentele di tutti, e mentre rientravo a casa riflettevo. Ho visto amici trasformare il loro desco da prodotti pronti e confezionati  a ricette da gran gourmet nel giro di pochi mesi. Ben venga lo stimolo a migliorare ma  si è perso di vista l'essenziale? Oppure questo è il futuro? Cosa ne pensate? Mentre mi pongo il dubbio vi propongo un abbinamento non da tutti i giorni e che i miei colleghi di certo non approverebbero. Come seconda ricetta per il progetto Crea, mescola, osa e realizza la tua ricetta con Sapori di Sienaho utilizzato il Panforte abbinandolo ad una crema di formaggio con erba cipollina e capesante. Sapore insolito, particolare, ben gradito dai miei ospiti come aperitivo!
Sonia


Panforte con capesante e crema di formaggio


Ingredienti: 

una confezione di Panforte
1 o 2 capesante senza guscio a persona
erba cipollina
1 confezione di formaggio spalmabile (io ho travato il camembert ma va benissimo un altro tipo)
peperoncino
olio

Tagliate dei piccoli cerchi di Panforte (impresa non facile ma si può fare), scottate le capesante in padella con un pò di olio. Mescolate la crema di formaggio con l'erba cipollina e spalmatela sui cerchi di Panforte. Adagiate le capesante e cospargete con un pò di peperoncino.

mercoledì 10 aprile 2013

Involtini di pasta fillo con due ripieni


Per chi vive a Milano la settimana del Salone del Mobile può essere vissuta come incubo o come opportunità. La pioggia che solo oggi ci da tregua di certo non aiuta il traffico e di conseguenza gli spostamenti in città. Per quanto mi riguarda dopo aver collezionato inviti sia di lavoro sia per il blog....ho deciso che farò poco e niente! E' una mia tipica reazione a momenti intensi come questo, non so dove andare, mi viene l'ansia da partecipazione, non voglio far torto a nessuno e in più piove e il mio umore è pessimo! Quindi tranne qualche eccezione ne starò fuori. La stessa cosa mi sta succedendo con i libri. Io, divoratrice di carta stampata che non ha mai interrotto una lettura anche se non apprezzata...non riesco più a trovare un libro che mi piaccia. Ho seguito consigli di amici "colti", ho provato a leggere recensioni, ho cambiato generi ma niente da fare. Così ieri sera per togliermi da questo impasse più emotivo che altro, ho ripreso in mano un classicissimo ed intramontabile "Gente di Dublino" di  James Joyce. E che sia la volta buona per scrollarmi da questo periodo stagnante che proprio non si addice al mio carattere!
Sonia



Pasta fillo con due ripieni


Ingredienti:

1 rotolo di pasta fillo
una confezione di spinacini freschi
una fetta di provolone piccante
mandorle a lamelle
1o 2 patate
2 carote
una confezione di piselli (io ho usato quelli già cotti al vapore)
curry

Per il rotolo:
Srotolate la pasta fillo e sovrapponete tre o quattro fogli.
Fate saltare gli spinacini in padella con un po’ di olio e aglio e quando sono tiepidi versateli sul rettangolo  di pasta fillo,  aggiungete il provolone a pezzi e rotolate la pasta . Spennellate con un po’ di olio e  aggiungete le mandorle a lamelle. Mettete in forno per 15 minuti circa o finché la pasta non prende un bel colore dorato.

Per i triangoli:
fate bollire le patate lasciandole al dente,  sbucciatele  e tagliatele a dadini e fatele saltare in padella con un po’ di olio insieme alle carote tagliate a rondelle sottili e ai piselli. Aggiungete un po’ di curry e se necessario un goccio di acqua. Quando le verdure sono cotte ma ancora al dente fatele raffreddare. Quando sono pronte  prendete dei mucchietti di verdura e metteteli  sulla pasta fillo che avrete sovrapposto e richiudete a triangolo formando dei pacchetti. Spennellate con un po’ di olio la superficie e aggiungete qualche foglia di basilico. Mettete in forno come sopra. 


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