mercoledì 30 gennaio 2013

Ciambelline di patate al profumo d'arancia



Queste ciambelle nascono grazie ad una ricetta di Sale e Pepe di febbraio (modificata rispetto all’originale) ma soprattutto per l’esigenza e la curiosità di utilizzare l'acqua di fiori di arancio amaro presidio Slow food acquistata al Salone del Gusto di Torino. Questa essenza ha una lunga storia che parte da Vallebona in provincia di Imperia: grazie al clima particolarmente favorevole, la valle è assolata e al riparo dal freddo. L’acqua di arancio veniva usata per bagnare le bugie di carnevale o utilizzata come medicamento contro il mal di pancia. Purtroppo con il passare degli anni la raccolta dei fiori d’arancio è diventata poco redditizia, il che ha portato alla chiusura delle distillerie della zona. Ma nel 2004 un erede della famiglia Guglielmi ha deciso di riprendere la coltivazione degli aranci amari e di riaprire la distilleria fondata nell’Ottocento. L’obiettivo del presidio Slow Food è quello di far tornare queste coltivazioni sui terrazzamenti di Vallebona agli antichi splendori. Sarebbe davvero un peccato perdere di nuovo queste piante dai fiori profumati...
(Sonia)

La vecchia distilleria
di Pietro Guglielmi
Loc. Castelan – Vallebona




Ingredienti per 25 ciambelline:

250 g di farina
125 g di patate lessate (in pratica una piccola)
1 etto di zucchero
2 uova
mezza bustina di lievito
1 cucchiaino di bicarbonato
2 cucchiai di acqua di fiori d’arancio amaro (azienda agricola La vecchia distilleria di Vallebona Imperia) o scorza di un'arancia
zucchero a velo


In una ciotola unite la farina, il lievito, il bicarbonato, le patate, lo zucchero, le uova e l’acqua di fiori d’arancio amaro, in pratica tutti gli ingredienti.
Lavorate l’impasto, formate una palla e mettetelo nel frigorifero coperto con la pellicola per qualche ora.  Poi stendete l’impasto su un piano di lavoro infarinato, deve avere un’altezza di circa 1 cm e con un coppapasta forato anche al centro formate le ciambelline. Mettetele sulla teglia  rivestita di carta forno e mettetele in forno a 180° per 20 minuti circa. Quando sono pronte cospargetele di zucchero a velo.


lunedì 28 gennaio 2013

Crema di zucca speziata (e un “natural bistrot” in centro a Milano)



C’è qualcosa di nuovo nel panorama della ristorazione milanese. Qualcosa di bio, sano, soft. Niente stelle o lustrini. Solo cibo di qualità. Punto. Verdure e frutta di stagione, legumi, cibi integrali. Di recente ho avuto il piacere di trascorrere la mia pausa pranzo al nuovo ristorante che La Sana Gola, in collaborazione con l'Hotel Boscolo Milano, ha aperto in pieno centro (in corso Matteotti, 4): LSG Down Town Natural Bistrot. Un posticino che consiglio di provare. Nonostante l’altissimo numero di bar che affollano il centro spesso trovare un posto decente dove trascorrere la pausa pranzo diventa problematico: locali troppo rumorosi o affollati, che il più delle volte servono cibo di pessima qualità (e te ne accorgi anche perché trascorri l’intero pomeriggio con una sete pazzesca, non riesci a digerire o la pancia si gonfia a dismisura…). Ecco perché l’esperienza di pranzare in questo “natural bistrot” mi è piaciuta e mi ha convinta: le proposte sono Bio (solo prodotti da agricoltura biologica e di stagione), Macro (cereali integrali, niente zuccheri raffinati, stili di cottura bilanciati, niente surgelati) e Vegan (il menu è privo di prodotti di origine animale, ma sono disponibili a richiesta dei piatti di pesce). E assolutamente in linea con la filosofia della Scuola di Cucina La Sana Gola (fondata da Martin Halsey, biologo americano), che si basa su principi di equilibrio che riconoscono il cibo come nostro legame con la natura e come mezzo per restare in armonia con le stagioni e con lo stile di vita moderno, nonché come potenziale base di una terapia per risolvere i problemi di salute (e chi mi conosce sa quanto sia importante per me questo concetto…). Cosa ho assaggiato? Un piatto unico composto da piccole porzioni di farinata di ceci alle erbe, humus su sfoglie di pane integrale, torta salata con verdure e besciamella di soia, zucca, cavolfiori e carote al forno con semi di zucca, bocconcini fritti di Seitan al sesamo e polpettine di miglio: tutto buonissimo, saporito e…saziante! Ho poi preso una vellutata di broccoli e piselli e un tris (fantastico) di dolci: cheesecake di tofu ai frutti di bosco, croccante al malto e budino alla nocciola (da urlo!). Sulla tavola, una bella caraffa di tè bancha (senza teina), perfetto da sorseggiare con questi sapori. Segnalo con piacere che il ristorante effettua servizio di consegna in tutta Milano (ristorante@lasanagola.com). Per il momento è aperto solamente a pranzo, dal lunedì al sabato, ma ci auspichiamo che possa estendere l’apertura. Dita incrociate. C’è parecchio bisogno in città di “oasi” come questa…
(simona)

LSG Down Town Natural Bistrot
c/o Hotel Boscolo Milano
Corso  Matteotti 4
Milano
www.lasanagola.com


E per continuare a parlare di cose “sane” ma gustose, vi racconto questo esperimento nato per caso. Una cremina di zucca “allungata” con altre verdurine e profumata con zenzero in polvere, cannella e chiodi di garofano. E in cima? Noccioline di soia tostate!

Crema di zucca con zenzero e cannella

Ingredienti (per 2 primi o 4 piccoli antipasti):

250 g di zucca pulita
1 carota
1 zucchina
1 scalogno
2-3 cucchiai di panna vegetale all’avena
zenzero in polvere
cannella in polvere
chiodi di garofano in polvere
olio extra vergine di oliva
noccioline di soia tostate

In una pentola far scaldare poco olio, aggiungere lo scalogno tritato fine, la carota, la zucchina e la zucca tagliate a piccoli dadini. Dopo un paio di minuti coprire con acqua (deve arrivare a filo con le verdure, non oltre) e salare, mescolando ogni tanto. Dopo circa venti minuti togliere dal fuoco e frullare con il minipimer. Aggiungere lo zenzero (un cucchiaino abbondante), una spolverata di cannella, un tocco di polvere di chiodi di garofano e 2-3 cucchiaiate di panna vegetale. Rimettere sul fuoco e far rapprendere qualche minuto. Versare la crema nelle tazzine, completare a piacere con noccioline di soia tostate.


domenica 27 gennaio 2013

Locanda Mariella: il nostro posto del cuore






Chi ci conosce sa che per noi il “cibo”, in generale, occupa un gradino altissimo nella scala dei nostri interessi. E che ci piace provare posti nuovi, testare sul campo tendenze in ambito food, scovare negozietti e bistrot, curiosare in pasticcerie e mercatini. E ovviamente abbiamo i nostri posti del cuore. Ci siamo rese conto che sul nostro blog non abbiamo mai menzionato “IL” nostro posto del cuore, per il quale dobbiamo ringraziare a vita la nostra amica Ross per avercelo fatto scoprire anni e anni fa. Quello dove amiamo rifugiarci con i nostri amici di sabato, rigorosamente a pranzo. Dove si mangia molto bene e si beve benissimo. Dove c’è una persona che consideriamo la nostra wine-guru, e che pian piano ci ha introdotte nel complicato mondo dei vini, degli abbinamenti e delle etichette. La sua cantina è un patrimonio immenso di bottiglie scelte con cura e testa, ricercate ma accessibili. Questo posto è la Locanda Mariella di Fragnolo, provincia di Parma. Un indirizzo che gli appassionati di buon cibo e buon vino conoscono bene. Il nostro pranzo da Mariella ha un rituale preciso: si parte da Milano presto, per arrivare a destinazione alle 12, per un aperitivo a base di champagne (sì, signori, questo è il regno dello champagne), mortadella in vescica naturale con pistacchi senza conservanti (il suo profumo lo sogniamo la notte…), focaccia di farro e l’immancabile parmigiano reggiano di collina 33 mesi. Una bellezza. La filosofia del locale è semplice e si basa sulla ricerca attentissima e serissima di prodotti di qualità assoluta, sia per i vini che per gli ingredienti della cucina: dalla carne ai formaggi, dalle uova alle verdure, ai salumi (la culaccia di lunga stagionatura è notevole, e anche il crudo 30 mesi). Qui non scegliamo mai i vini ma è Mariella che sceglie per noi: questa cosa, da sola, ci fa affrontare le tante curve delle colline parmensi con un sorriso lungo da qui a lì. Un pranzo in questa locanda è una festa per tutti i sensi (ma anche per il cervello) e impariamo sempre qualcosa: staremmo ore a sentirla parlare di quel piccolo produttore francese o piemontese, di chi si nasconde dietro questa o quella etichetta, dell’approccio più o meno serio di quella cantina che va tanto di "moda". Ricordiamo ancora un nebiolo d'Alba Cappellano o un barolo Clerico 2000 e passando nella nostra amata Francia un Gombaude Guillot 2000  e un Banyuls Grand Cru Cuvée Réservée 1991.
La cucina è rassicurante, diretta, attenta, concreta e parla sempre al cuore, sia nei piatti classici che nelle rivisitazioni delle proposte tradizionali. La polentina morbida con fonduta e tartufo nero è uno di quei piatti che vorremmo fosse in carta anche ad agosto, così come i cappelletti in brodo e la morbidissima guancia di vitello brasata o il maialino arrosto. Di recente abbiamo assaggiato un ottimo involtino di verza ripieno di magro cotto nel sugo, una delicatissima vellutata di  patate con porcini freschi, cappellacci rossi e tortelli di patate alla parmigiana.






Tutte le volte ci ripromettiamo di saltare il dolce e tutte le volte non solo ne ordiniamo uno a testa ma ci facciamo portare anche un vassoio di assaggi di crostate fatte in casa e torte secche al cioccolato e alle mandorle di fronte al quale torniamo tutti bambini. Felicità.












Locanda Mariella
Fragno di Calestano
Parma
Tel. 0525 52102

venerdì 25 gennaio 2013

Farfalle integrali con radicchio di Treviso tardivo e nocciole



Periodo strano, questo. Un’altalena di situazioni e di stati d’animo in cui si alternano sogni, nuovi progetti ma anche risposte che tardano ad arrivare e novità…inaspettate. Meglio non farsi troppe domande e lasciare che gli eventi facciano il loro corso. A volte accelerare una situazione potrebbe essere controproducente. Scusate se uso questo spazio per riflessioni un po’ generiche a voce alta e un po’ confuse…oggi è così. Mi consolo sapendo che questa sera, dopo un bagno caldo, mi aprirò una bottiglia di vino (magari un Cabernet Ornella Molon che abbiamo comprato in Veneto qualche mese fa, durante la nostra gita nel trevigiano a trovare degli amici di Oderzo) e preparerò un piatto di pasta come questo. Una ricetta-non-ricetta che adoro, facilissima e di grande soddisfazione. Trovo che abbinare il radicchio tardivo di Treviso alle nocciole sia azzeccatissimo. E un buon bicchiere di vino...ancora di più (e oggi ci vuole proprio...)! Buon venerdì sera!
(simona)

Farfalle integrali con radicchio tardivo e nocciole

Ingredienti per 2:

160 g di farfalle integrali
mezzo bicchiere di Cabernet
2 radicchi rossi di Treviso tardivi
1 manciata di nocciole
100 g di stracchino (senza lattosio)
2 cucchiai di yogurt greco
Pepe nero

Far bollire l’acqua per la pasta e cuocere le farfalle. Frullare le nocciole. In una padella antiaderente far stufare brevemente il radicchio tagliato a tocchetti e sfumare con il vino rosso. Fuori dal fuoco aggiungere lo stracchino a pezzetti e lasciarlo ammorbidire con il calore della pentola. Quanto la pasta è cotta rimettere sul fuoco la padella, aggiungere la pasta e un paio di cucchiai di acqua di cottura, mescolare bene, aggiungere lo yogurt, il pepe e le nocciole in polvere. Servire.


giovedì 24 gennaio 2013

Tartine con finocchi e mozzarella di bufala


Il raduno degli ex compagni delle elementari (non tutti) è stato un tuffo nel passato con doppio salto carpiato.
E' stata anche un' occasione per fare bilanci personali, condividere le proprie vite e dichiarare intenti futuri.
Ma soprattutto, come si commentava in macchina con la mia amica Marcella, è stata la riprova che gli anni sono passati e non siamo più quelli di prima. I racconti di feste, amici, passioni amorose e divertimenti a piccoli tratti hanno lasciato il posto ad esami del sangue, colesterolo, elettrocardiogramma sotto sforzo. Che tristezza! A breve la prossima puntata, obbligherò i partecipanti a conversare solo di cose futili e giovanili a costo di inventarle al momento! Per non pensare al tempo che scorre e in attesa dei prossimi esami del sangue vorrei condividere con voi queste tartellette.

Sonia


Con questa ricetta partecipiamo al contest di Cappuccino e Cornetto: "sua maestà la mozzarella di bufala".







Ingredienti per 8 tartine:

un rotolo di pasta brisée
due finocchi
una mozzarella di bufala (125 gr)
4 acciughe
olio
pepe

Tagliate i finocchi a piccoli dadi (tranne un pezzo che andrà tagliato con la mandolina) , mettete le acciughe in una padella e fatele andare per qualche minuto. Aggiungete i finocchi e fateli cuocere finché non saranno cotti aggiungendo se necessario un pò di acqua. Alla fine aggiustate di sale se serve. Rivestite 8 stampini unti di olio con la pasta brisée, riempiteli con dei pesi (io ho usato i fagioli) e fate cuocere in forno per 15 minuti circa a 180°. Quando i gusci sono pronti e raffreddati riempiteli con una fetta di mozzarella di bufala e i finocchi cotti ben scolati. Rimettete in forno a 160° per 5/6 minuti solo per far sciogliere la mozzarella. Quando sono pronti aggiungete un ciuffo di finocchi tagliati sottili e condite con un filo di olio e pepe.



martedì 22 gennaio 2013

Cake con uvetta e cioccolato al brandy



Oh! Lo devo dire: questa è una di quelle torte grazie alle quali mi sveglio felice e contenta di andare in cucina a fare colazione! Avevo in casa delle uvette turche, comprate quest’estate in vacanza, al mercato delle spezie di Istanbul (una bolgia umana, un concentrato di cose e colori davvero molto suggestivo). Si trova nei pressi della moschea nuova, di fronte al Ponte di Galata, vicino al quale, ma dalla parte opposta rispetto al mercato delle spezie, abbiamo mangiato un panino con del pesce cotto alla piastra semplicemente eccellente: speziato il giusto, cottura strepitosa, preparato con una cura e una gestualità che ci hanno rapiti... Va beh: passiamo oltre. Visto che è passato del tempo mi sembrava giunta l’ora di finire le mie uvette. Ho perciò modificato in base alle disponibilità della mia dispensa la bellissima ricetta di Sale&Pepe di questo mese (la modifica principale è l’utilizzo di una tavoletta di cioccolato al latte in scadenza…ebbene sì…quasi quasi riesco a far scadere anche il cioccolato ma solo perché al latte non lo amo…fosse stato fondente sarebbe stato consumato all’instante, pezzetto dopo pezzetto!). Il risultato mi è davvero piaciuto. Però una nota: come potete vedere dalla foto il mio cake è rimasto bassissimo (e io ho raddoppiato la quantità di lievito…da mezzo cucchaino a 1 cucchiaino) mentre dalla foto della rivista il dolce risulta altissimo (il doppio del mio). Non so perché. Comunque è proprio buono e la "glassa" all'arancia dà un tocco molto piacevole…
(simona)

Cake con uvetta e cioccolato al brandy

150 g di uvetta mista
150 g di cioccolato al latte
50 g di zucchero integrale bio
2 uova
120 g di farina
1 cucchiaino di lievito per dolci
90 g di burro
1 bicchierino di brandy
2 cucchiai di Fiordifrutta arance amare Rigoni di Asiago
Un pizzico di sale

Mettere a bagno l’uvetta con il brandy per una mezz’oretta. In una ciotola montare le uova con lo zucchero, a lungo, finché diventano spumose. In un’altra ciotola lavorare il burro fino a renderlo una crema, unirvi la farina setacciata con il lievito e poco a poco le uova montate e un pizzico di sale. Aggiungere le uvette (scolatele grossolanamente e tenete da parte il brandy) e il cioccolato a pezzetti e mescolare. Versare il composto in uno stampo da plum cake in silicone di 10x20 cm. Cuocere il cake in forno già caldo a 160° per un’ora (verificare la cottura con lo stecchino). Sfornare il dolce e ricoprirlo con uno sciroppo preparato facendo sciogliere in un pentolino, a fuoco basso, la marmellata con due o tre cucchiai del brandy tenuto da parte. Far raffreddare e servire.

P.s. Scorci di Istanbul (poco prima di addentare "quel" panino"...)


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