giovedì 23 maggio 2013

Torta con noci di Macadamia al limone (senza uova né latticini)




Oltre al food, ai viaggi e alla fotografia, un’altra passione che accomuna me e Sonia è quella per il cinema. Una delle nostre serate-tipo preferite, soprattutto in inverno, è la classica abbinata aperitivo-cinema. Da qualche anno a questa parte, in questo periodo, seguiamo un corso di cinema splendido, curato dal mitico Carlo Gustavo Cesaretti: un balsamo per il cervello. Abbiamo seguito monotematici dedicati a grandi registi (Kubrick, Hitchcock…) ma anche corsi a tema (i nostri preferiti, per esempio sugli Anni Sessanta, sulla fantascienza, su Almodovar e i grandi provocatori…). Adesso è la volta degli degli anni 70’, anzi di un anno preciso: il 1978. Inutile dirvi che il corso è bellissimo: intelligente, originale e pungente, Cesaretti presenta, attraverso spezzoni di film (ma anche musiche e trasmissioni tv) la particolarità di quello strano e complicato anno. Già, perché proprio il 78? Lo lasciamo spiegare a Cesaretti in persona: “A volte, per cogliere l’essenza di un intero periodo storico, può essere più opportuno concentrarsi su un ristretto lasso di tempo, magari un anno soltanto. Questo, soprattutto, se il periodo è quel mondo infinito che (a tutti i livelli) furono gli anni Settanta e se l’anno in questione è un anno folle e densissimo come fu l’incredibile 1978. L’elenco  dei  fatti  che  avvennero e le loro risonanze nel prima e nel dopo sarebbe lunghissimo, dall’agguato ad Aldo Moro al nuovo Papa Wojtyla, ai Mondiali di calcio  nell’Argentina di Videla, all’elezione di Pertini, la legge sull’Aborto, ecc. Il cinema, in tutto questo, è come al solito il principale punto di riferimento, innanzitutto tramite i film che apparvero proprio in quell’anno (…). Cercheremo di sottolineare quanti aspetti di quel 1978 siano ancora  nostri  contemporanei, nonostante i 35 anni ormai trascorsi”.  Fa davvero impressione realizzare quante cose accomunano quel periodo con quello che stiamo vivendo… E questo lo affronteremo ancora più chiaramente con l’ultima lezione: anche attraverso Gaber, Rino Gaetano e altri brani d’epoca, vedremo come in Italia si suoni sempre (purtroppo) la stessa canzone... E al termine della lezione, festeggeremo la fine del corso, come da tradizione, con un buffet di torte e dolcetti. Torna tutto, no?

Torta con noci di Macadamia al limone

(senza uova né latticini)

Ingredienti:

170 g di farina 00
50 g di fecola di patate
250 ml di latte di soia
150 g di zucchero integrale bio 
3 cucchiai di olio di riso
estratto naturale di vaniglia (liquido)
mezza bustina di lievito
10/12 noci di Macadamia
5/6 cucchiai di fiordifrutta Limoni Rigoni di Asiago
sale

Mescolare in una ciotola la farina, la fecola , lo zucchero e il lievito. Aggiungere il latte di soia, l’olio, le noci di Macadamia spezzettate grossolanamente, l’estratto di vaniglia (un cucchiaino circa) e mescolare con cura. Aggiungere cinque o sei cucchiaiate di marmellata ai limoni, mescolando leggermente (non deve incorporarsi completamente). Versare l’impasto in una tortiera in silicone (oppure in una tortiera foderata con carta forno inumidita) e cuocere in forno caldo a 180° per 40 minuti circa.


martedì 21 maggio 2013

Piccolo tour di pasticcerie parigine



Ormai è passato un mesetto dal nostro splendido weekend à Paris. Non è facile raccogliere in modo ordinato i nostri appunti di viaggio: questa volta siamo state a spasso per la Ville Lumière in totale libertà (tra deliziosi negozi e piazzette romantiche, luoghi del cuore e piacevoli scoperte) armate solo di indirizzi di bistrot, pasticcerie e bar à vins: un vero e proprio “dossier”, frutto di un lavoro di mesi, tra segnalazioni di amici parigini, amici buongustai, riviste e ritagli. Come vi abbiamo già anticipato, il filo conduttore di questo weekend lungo a Parigi è stato il cibo. Doveroso cominciare, a nostro avviso, dalle pasticcerie: eh sì, i francesi in questo campo hanno una marcia in più (dobbiamo ammetterlo) frutto di un’altissima tradizione, con un’attitudine particolare a creare dolci originali, con consistenze insolite e abbinamenti fuori dagli schemi. Chapeu. Partiamo da quel  capolavoro di bontà che è il Croissant Ispahan di Pierre Hermé (che avevamo già osannato in questo post): è un’esperienza mistica, un’unione voluttuosa tra la sfoglia perfetta del croissant e la confettura cremosa all’Ispahan (lampone, rosa e litchi), con quel velo di glassatura e quei confettini alla rosa… Da urlo. Li sognavamo da mesi. Abbiamo comprato i croissant nella “boutique” di Pierre Hermé in Rue Bonaparte il pomeriggio per la colazione del giorno dopo: la tentazione di azzannarli prima è stata fortissima ma il risveglio è stato splendido (ci credete?), con il vantaggio che abbiamo potuto ululare di soddisfazione nella nostra casetta di rue Chapon, in santa pace, in pigiama, davanti a un tè: il massimo della vita.






Pierre Hermé
72, rue Bonaparte – 75006 Paris
Tel. + 33 1 43 544777
http://www.pierreherme.com/


Entrare nella Pâtisserie des Rêves di Philippe Conticini (un nome che è tutto un programma…) fa comprendere che a Parigi, con l’arte della pasticceria, non si scherza. Qui i dolci sono esposti sotto campane di vetro, come delle opere d’arte. 



La cosa sorprendente è che questi capolavori non sono solo bellissimi ma anche molto, molto buoni (e questo non è scontato…) e (incredibilmente!) non sono delle bombe caloriche ma risultano persino… leggeri. Magia? No, solo un uso magistrale degli ingredienti, senza “barare” con panne e creme per “arricchire”. Tecnica pura. La Pâtisserie des Rêves propone dolci della tradizione rivisitati in chiave moderna: restiamo incantate dalla mille-feuilles (con quella pasta sfoglia caramellata e la crema pasticcera alla vaniglia…)




 e dal Paris-Brest e abbiamo ancora in mente il sapore di una tortina al limone con crema pasticcera e mandorle e di un dolce alla vaniglia e lime che ha vinto il nostro (personalissimo) premio: un bijoux! Siamo entrate nella Pâtisserie des Rêves, abbiamo scelto un dolce a testa e ce li siamo gustati à la maison per merenda. Quel pomeriggio di coccole resterà un momento indimenticabile.









93, rue du Bac
75007 Paris
http://www.lapatisseriedesreves.com/


Una bellissima scoperta è stato Hugo&Victor. Avevamo letto in un articolo di qualche tempo fa che il miglior Financier di Parigi, nel 2011, secondo Figaroscope, era quello proposto da questa sciccosissima pasticceria, regno dello chef pâtissier “triplement étoilé” Hugues Pouget. Eravamo in imbarazzo nella scelta e alla fine abbiamo optato per uno strepitoso Hugo chocolat, un cremoso al cioccolato con zeste di limone verde, ganache al gianduia e fave Tonka su una base di biscotto al cioccolato.



Hugo&Victor
40 bd Raspail 75007 Paris
Tel. 
+ 33 1 44 39 97 73
http://www.hugovictor.com/

sabato 18 maggio 2013

Miglio con feta marinata


Io amo le cucine di ogni parte del mondo ma se proprio dovessi fare una classifica metterei al primo posto la cucina del Medioriente. Intendo dire quella tipologia di piatti che accomuna molti paesi come la Grecia, Turchia, Libano, Marocco e Israele. Ci sono spezie, tante verdure, pane buonissimo e salsine gustose, non manca la carne e anche il pesce è presente. Ho avuto la piena conferma quando ho avuto tra le mani il libro di Yotam Ottolenghi e Sami Tamimi: Jerusalem. Avevo già visto su alcuni blog amici delle ricette tratte da questo volume ed è per questo che l'ho voluto fortemente. Le foto sono strepitose e rivedere alcuni angoli di Gerusalemme è stato molto emozionate. Proprio di recente ho respirato quell'atmosfera particolare grazie ad una cena presso il  Re Salomone ristorante di cucina ebraica kosher di Milano. Nel menu si trovano tante proposte della tradizione ebraica provenienti da Israele, Egitto, Libano, Persia e Siria. Noi siamo state accolte dal gentilissimo David che ci ha trasportato con i suoi racconti in quel mondo culinario fatto anche di normative. Infatti  per essere definito casher il cibo deve essere adatto e consumato secondo determinate regole che riguardano in maggioranza il consumo della carne. Gli antipasti sono tra i miei preferiti, tanto che perdo il controllo e  mi sazio prima di arrivare alla portata successiva: hummus, babaganoush, falafel, samusek e tabule. Ottima anche la sofra, un dolce di semola, pinoli uvetta e mandorle. Abbiamo bevuto anche uno shiraz israeliano, che viene controllato da un Rabbino in tutti i suoi passaggi e per finire un liquore al cioccolato e arancia. Ma la mia grande e graditissima sorpresa è stata ritrovare la birra Goldstar da cui non riuscivo a staccarmi durante la mia vacanza in Israele. Sarebbe ottima per accompagnare questo piatto che ho scelto dal libro citato, ho cambiato la ricetta in base agli ingredienti disponibili pur mantenendo i principali. 
(sonia)


Via Sardegna 45
20146 Milano
Tel 02/4694643



Miglio con feta marinata

Ingredienti per 4 persone:

200 gr di miglio (orzo, farro..)
olio
sedano
1 cipollotto
timo
paprika
scorza di un limone
una lattina di pomodorini pelati
500 ml di brodo vegetale
semi di coriandolo
300 gr di feta
origano
sale

Mettete un pò di olio in una padella, con qualche pezzetto di sedano e il cipollotto dopo 5 minuti aggiungete il miglio, il timo, la paprika, la scorza del limone, i pomodorini, il brodo e un pizzico di sale. Cuocete per circa 25/30 minuti a seconda delle indicazioni delle confezioni. Nel frattempo sbriciolate la feta, fate scaldare i semi di cumino in una padella e schiacciateli, aggiungeteli al la feta insieme ad un pò di olio e mescolate bene con le mani. Quando il miglio è pronto (deve rimanere un pò cremoso) dividetelo nei piatti e aggiungete la feta marinata.





martedì 14 maggio 2013

Sbrisolona della Nonna Franca



Amarcord. Oggi và così. Voglia di pensare al passato. A quelle belle ricette di famiglia, che quando eravamo bambine pensavamo esistessero solo “quelle” e di cui solamente da grandi riusciamo a comprendere il valore, immenso, che racchiudono. Per me la Sbrisolona, tipico dolce lombardo, è la torta del cuore. Me la faceva spesso mia nonna Franca (mantovana): è una torta dal sapore antico (forse per la presenza della farina gialla…non so…), che si conserva a lungo nella credenza, è dura come il marmo ma di un buono pazzesco! La sbrisolona mi ricorderà sempre la mia infanzia e le sono affezionata in modo particolare: ecco perché un dolce del genere non può mancare tra le ricette dell’Albero della Carambola (in particolare dopo aver assaggiato, proprio di recente, la versione très chic di questa torta firmata da Claudio Sadler, che la serve accompagnata da una golosa crema di zabaione). Bene: finito lo spazio amarcord, aggiungo solo che questa torta si conserva anche a lungo, a pezzetti, ben chiusa in una scatola di latta. È buona servita con il caffè ma anche con un bicchiere di vino bianco dolce e fresco (un Verduzzo fruttato o un Vin Santo), quando si hanno ospiti improvvisi: un gesto retrò che personalmente…adoro. Un’idea golosa per un fine pasto? La suggerisce la zia di Sonia, la mitica zia Gianna: si scalda la sbrisolona brevemente con il microonde e la si serve con una pallina di gelato alla vaniglia o fiordilatte. Vi consiglio di provare…
(simona)

Sbrisolona della Nonna Franca

Ingredienti:
250 g di farina 00
150 g di farina gialla
200 g di mandorle con la pelle (più una decina per decorare)
180 g di zucchero integrale bio
180 g di burro morbido
2 tuorli
1 limone bio
2 cucchiai di zucchero a velo o semolato (per decorare)

Accendere il forno (180°). Tritare grossolanamente le mandorle in un mixer. Porre la farina 00 a fontana in una terrina molto capiente, aggiungere la farina gialla (setacciata), lo zucchero, le mandorle tritate, i tuorli e  la scorza del limone grattugiata. Mescolare gli ingredienti e aggiungere il burro ammorbidito, lavorando brevemente l’impasto, che dovrà risultare granuloso (è questa la particolarità del dolce). Imburrare bene una tortiera (meglio se usa e getta) e far cadere l’impasto senza “legarlo” troppo. Completare con le mandorle intere. Infornare e far cuocere la sbrisolona per 45-50 minuti. Togliere dal forno e, una volta fredda, spolverizzarla con zucchero a velo o semolato.

domenica 12 maggio 2013

Casarecce con pesto di rucola e bottarga



Se c'è una cosa che detesto fare è lavare la macchina. Certo io non devo fare niente fa tutto il rullo,  ma la scarsa importanza che do al mezzo non mi appassiona alla sua cura. In occasione di un matrimonio di amici sabato prossimo però, mi sono decisa al grande passo (che non è l'altare)! Osservare un autolavaggio abbastanza affollato in una giornata di sole è davvero esilarante. Diciamo che la parte migliore viene offerta dal settore aspirapolvere dopo essere passati sotto il rullo. Sono stata circondata da un gruppo di esaltati. Una fauna al 99% maschile munita di spray di ogni genere, spugne di diverse dimensioni, prodotti lucidanti e tanto altro. Si scambiano consigli e attrezzature e mi guardano come se fossi un' aliena. Certo, io munita solo di un gettone, ho aspirato tutto il necessario in pochi minuti e ho guardato la macchina gocciolante ma lucida pensando: bel lavoro! Loro no. Si concentrano su mini porzioni di macchina e la lucidano con precisione, poi si allontanano osservano il lavoro e fanno una seconda passata per arrivare alla perfezione. Insomma un lavoro da almeno un paio d'ore contro i miei 5 minuti scarsi. Penseranno di noi le stesse cose durante lo shopping? O magari mentre siamo in cucina? Con questa ricetta comunque non c'è pericolo, è davvero veloce quasi quanto il mio lavaggio d'auto. Io non amo la rucola, ma in questo caso sbollentata e frullata a modi pesto l'ho gradita parecchio.
(sonia)




Casarecce con pesto di rucola e bottarga

Ingredienti per 2 porzioni:

160 gr di pasta (io ho usato le casarecce Garofalo senza glutine)
6 pomodorini
olio
aglio
bottarga
100 gr di rucola
scorza di un limone


Fate bollire l'acqua per la pasta e scottate per qualche minuto la rucola. Buttate la pasta e nel frattempo frullate la rucola con un goccio di olio (quanto basta ) e la scorza del limone. In una padella fate scaldare un pò di olio con l'aglio e fate andare per pochi minuti i pomodorini tagliati a metà. Quando la pasta è ancora al dente scolatela (ma tenete un pò di acqua di cottura) e fatela saltare in padella con i pomodorini e il pesto di rucola. Completate con un' abbondante grattata di bottarga.


martedì 7 maggio 2013

Coppetta di fragole e rabarbaro con yogurt




Confesso: sono letteralmente innamorata del rabarbaro! Ecco, l’ho detto. Forse subisco il fascino dell’ingrediente “proibito”, introvabile e raro. Non lo so. Ma so per certo che mi piace da matti. Come diceva Sonia qualche post fa a proposito delle sue Tortine al rabarbaro e mandorle, siamo dovute andare a Parigi per poterlo comprare normalmente senza sentirci dire “Rabarbaro? Provi al reparto spezie o tra i luquori, signora…”! Comunque, da Parigi è arrivato sano e salvo (e croccante!) fino al frigorifero di casa mia. Fin dal momento dell’acquisto avevo chiaro in mente come l’avrei utilizzato. Qualche settimana fa ho assaggiato una ricetta dello chef Claudio Sadler che mi ha letteralmente stregata. Era una zuppetta di rabarbaro e fragole, con una quenelle di gelato allo yogurt… Un insieme di sapori raffinato e insolito per un dolce strafacile e leggerissimo oltre che buono da impazzire (e non esagero…). Ho cercato di rifarlo a modo mio e devo ammettere che se avessi il rabarbaro a disposizione la rifarei…illimitatamenteee!
(simona)

Coppetta di fragole e rabarbaro con yogurt

Ingredienti:

4 coste di rabarbaro
1 cestino di fragole
1 yogurt greco
2 biscotti alla cannella
zucchero integrale bio

Riporre lo yogurt in freezer per una mezzora. Tagliare il rabarbaro a pezzetti, dopo aver eliminato i filamenti più duri (va trattato come il sedano) e porlo in una casseruola con un bicchiere d’acqua e due cucchiai di zucchero integrale bio. Far sobbollire e cuocere per una decina di minuti, a fuoco basso, aggiungendo anche le fragole a pezzetti. Deve risultare una sorta di confettura. Lasciar raffreddare e passare con il minipimer. Riporre in frigorifero. Al momento di servire, completare con una pallina di yogurt “gelato” e qualche briciola di biscotto alla cannella.
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